Bush – Recensione: The Science Of Things

Amati o odiati i Bush sono uno di quei gruppi che proprio non riescono a suscitare indifferenza negli ascoltatori. Da molti accusati di essere dei cloni dei Nirvana al momento del loro esordio nel 1994 con “Sixteen Stone” e di aver cavalcato l’onda del grunge, da altri vengono osannati soprattutto negli Stati Uniti per aver contribuito in modo fondamentale all’ascesa di questo fenomeno musicale e generazionale. Con il secondo lavoro “Razorbalde Suitcase” la band capitanata da Gavin Rossdale consacra ancora di più il suo status e la sua notorietà fino a pubblicare nel 1999 il terzo lavoro in studio intitolato “The Science Of Things”, l’ultimo tramite Trauma Records.

E’ innegabile che con questo album la formazione inglese ha voglia di staccarsi dagli ingombranti paragoni del passato e di trovare la propria strada aprendosi alle sperimentazioni e all’uso massiccio di elettronica, di drum machines e di affinare un sound che li aveva portati al successo mondiale e ci riescono in pieno con queste dodici composizioni. Il risultato d’insieme è ottimo il tutto arrangiato e assemblato con grande intelligenza e astuzia, infatti troviamo brani come l’iniziale “Warm Machine” e “Prizefighter” riconducibili al sound del passato e altri come il primo singolo estratto “The Chemicals Between Us” più vicino al nuovo corso della band farcito di contaminazioni elettroniche. L’incessante e potente “English Fire” ci conduce a “Spacetravel” un brano che sa essere graffiante nella prima parte e melodico al punto giusto nella seconda dove spicca il ritornello in cui Rossdale duetta con la moglie Gwen Stefani (cantante dei No Doubt).

Anche quando cala la tensione i Bush ci sanno fare e questo lo dimostra l’atmosferica ballad “40 Miles From The Sun” e la bellissima e delicata “Letting The Cables Sleep”, vero apice compositivo del disco scritta da Rossdale per un suo amico malato di Hiv. Si ritorna invece a ruggire con l’incalzante “The Disease Of The Dancing Cats”, brano dotato di una devastante pulsazione ritmica che non lascia scampo e non da meno anche “Minchanger” posta in chiusura a suggellare un album diverso, maturo e che osa e che riesce a colpire al cuore l’ascoltatore. Un disco questo “The Science Of Things” dalle mille sfaccettature e che sarebbe banale definire solo grunge.

Etichetta: Trauma Records

Anno: 1999

Tracklist: 01. Warm Machine 02. Jesus Online 03. The Chemicals Between Us 04. English Fire 05. Spacetravel 06. 40 Miles From The Sun 07. Prizefighter 08. The Disease Of The Dancing Cats 09. Altered States 10. Dead Meat 11. Letting The Cables Sleep 12. Mindchanger
Sito Web: http://bushofficial.com/

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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