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Treat – Recensione: The Road More or Less Traveled – Live in Milano

Tempo di celebrazioni per i Treat. Al giro di boa dei 32 anni di carriera (il primo disco della band uscì nel 1985), gli svedesi scelgono di dare alle stampe il loro primo live album. Registrato lo scorso 23 aprile durante il Frontiers Rock Festival, “The Road More or Less Traveled – Live in Milano”  è un album (anche in DVD per gli interessati) che ripercorre la carriera di una band che ha scelto di rimettersi in gioco dopo anni di silenzio.

Una scelta coraggiosa che parte da “Coup De Grace” (2010) e che arriva fino al recentissimo  “Ghost of Graceland” (2016) per una band che più invecchia e più diventa creativa. Come un ottimo vino.

Parte subito alla grande il live album dei Treat con il groove di “Ghost Of Graceland” che avvolge l’ascoltatore, come se fosse davvero sul palco insieme a Robert Ernlund & soci. Molto buona la doppietta “Non Stop Madness” seguita dal classico “Ready For The Taking” che fa ritornare alla mente i fasti di un certo modo di fare metal (chi ha detto Hair?) tipico di fine anni ’80. E poco importa se sono passati più di 30 anni dai fasti del periodo, poco importa se le rughe sono diventate profonde come solchi nel terreno e se i capelli sono un po’ diradati perché lo spirito è rimasto – per fortuna – quello.

E poi la dinamica “Papertiger” seguita dalla nuova “Do Your Own Stunts” a spezzare il ritmo di un live vissuto con il piede sull’acceleratore sin dal primo minuto. Ma è solo un attimo perchè “Endagered” ci rimette tutti sulla giusta carreggiata, quella fatta di hard rock suonato con il piede calzato sull’acceleratore. Molto positiva la resa live di “We Own The Night”, mid tempo dal grande chorus e dai tratti tipicamente svedesi. E poi la scudisciata (sempre tratta da “Coup De Grace”) “Roar”, che mette a ferro e fuoco il Frontiers Rock Festival con un crescendo fino all’esplosione di un chorus avvincente.

Chiusura d’obbligo con l’hit “World Of Promises” (chi si ricorda la versione degli In Flames contenuta nella versione “3D” di “Clayman”?) anticipata da una sognante “Skyes Of Mongolia”.

Eccellente la produzione. Precisa, senza fronzoli e trucchi (si sentono anche le sbavature di Ernlund, ma si tratta di piccolezze). Un passatempo piacevole, un greatest hits dal vivo che merita ben più un “pensierino”.

Voto recensore
7
Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2017

Tracklist: 1. Ghost Of Graceland 2. Better The Devil You Know 3. Non Stop Madness 4. Ready For The Taking 5. Papertiger 6. Do Your Own Stunts 7. Endangered 8. Gimme One More Night 9. We Own The Night 10. Roar 11. Get You On The Run 12. Conspiracy 13. Skies Of Mongolia 14. World Of Promises
Sito Web: https://www.facebook.com/treatofficial/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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