Maya – Recensione: The Prophecy Is Broken

Un’altra grande band italiana irrompe sulla scena. Si tratta dei lombardi Maya, autori di un pregevole prog metal melodico, ricco di mille sfaccettature ed assai maturo. Difficile trovare un’unica fonte di ispirazione per le song che vanno a comporre l’esordio “The Prophecy Is Broken”, talmente è eterogeneo, ma nello stesso tempo indirizzato verso uno stile ben preciso e già inconfondibile. Prendete una basa ritmica di scuola Savatage, aggiungete una spruzzata di prog à la Shadow Gallery ed inserite linee vocali dal grande appeal melodico ed avrete la ricetta vincente dei Maya.

Il disco parte con due pezzi da novanta, “Kukulkan” e “Spirit”, sorprendente binomio Sava-oriented, che ci introduce alle sonorità della band di Alex Mognoni e soci. La produzione, a cura di Alessandro Del Vecchio, è quantomai azzeccata al mood delle song, mettendo in evidenza tutti gli strumenti (il basso di Quadrelli compreso), grazie ad un suono limpido e rotondo. “The Prophecy Is Broken” mostra nel prosieguo dell’ascolto l’anima più progressive dei Maya, grazie a synth di keys e stacchi di batteria, a conferma di una padronanza degli strumenti di livello assoluto. Tecnica si, ma anche cuore. E qui viene fuori inevitabilmente la classe di Marco Sivo dietro al microfono (già con i Time Machine), capace di trovare linee vincenti addirittura vicine all’AOR (“Stranger”), pur mantenendo una connotazione metallica nell’approccio compositivo. Per questo motivo, in alcuni momenti di “The Prophecy Is Broken” si ha la sensazione di ascoltare una versione più moderna dei Journey, come nella avvolgente “The Day Afeter”.

I Maya esordiscono con il botto, confermando l’esistenza di un sottobosco italiano vivo e pulsante, capace di regalarci lavori importanti, che potranno lasciare il segno all’interno del panorama metal internazionale. “The Prophecy Is Broken” è un album raffinato, composto con grande naturalezza, che riesce ad inserire passaggi interessanti e cangianti, all’interno di un comparto sonoro fluido, in cui la qualità di ogni singola canzone è messa sempre al primo posto.

Voto recensore
8
Etichetta: Underground Symphony

Anno: 2015

Tracklist:

01. Kukulkan
02. Spirit
03. Treasure World
04. The Prophecy Is Broken
05. Fight
06. Strangers
07. The Choesen One
08. The Day After
09. Dejavu


Sito Web: www.mayaofficial.it

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Ale

    Album di una noia mortale. Mi spiace che si tratti di una band italiana ma bisogna essere obiettivi e non regalare voti solo per spirito “nazionalista”. I soldi dell’acquisto del CD me li rimborsate voi?

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  2. elcaruga

    Ottimo esordio, mi piace in tutto il suo insieme, brani orecchiabili con belle melodia ma anche una giusta dose di potenza. Produzione da big. Soldi spesi bene. Consigliato.

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  3. metallone

    Ale quali soldi dell’ acquisto vuoi che hai commentato quando il cd ancora non era uscito?

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  4. Ale

    su Itunes……comunque non volevo essere così polemico, ognuno ha i suoi gusti. Trovo un po’ esagerato dare 8 a quest’album. Dopo diversi ascolti, come spesso accade, lo sto anche rivalutando. Lasciatemi dire che non è facile in un panorama così vasto esprimere qualcosa di nuovo, soprattutto in ambito power/prog. Trovo che sia un’epoca davvero scarsa di grandi talenti, quello che mi preoccupa (sono classe 1976) è che non ci siano serie alternative ai soliti nomi noti….c’è un appiattimento generalizzato e si fatica a trovare qualcosa di veramente valido, se non cercando nel passato. Ho scoperto da poco l’album dei CONTROL DENIED , del compianto Chuck Shuldiner (R.I.P). Non credevo che si potessero raggiungere vette così alte e sinceramente se paragono quel lavoro a quelli recenti, rimango fortemente deluso di fronte alle nuove proposte…..

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