Marilyn Manson – Recensione: The Pale Emperor

Cupo, intimo, bluesy. Se il pur buono “Born Villain” (la recensione) non aveva convinto fino in fondo per le troppe velate autocitazioni, il Marilyn Manson di “The Pale Emperor” (i dettagli) è per molti aspetti diverso. Il nuovo studio album del Reverendo non è soltanto “cinematografico”, come da lui stesso definito in una recente intervista (anche se la mano santa di Tyler Bates si sente), è soprattutto un disco emozionale, dark, fumoso, che fotografa un Manson maturo, non solo in forza dell’elegante giacca bianca sfoggiata in copertina.

D’altronde l’eco mediatico di quella che è forse una delle ultime rock star è venuto meno. Perchè dunque non sperimentare ancora? Così sia ed ecco che “The Pale Emperor”, pur mansoniano in ogni sua nota, diventa un grgio acquarello che fa proprio il lato più malinconico prossimo ad artisti come potrebbero essere Tom Waits, David Bowie, T.Rex e Bauhaus. “Killing Strangers” apre le danze con un rock blues elettrificato, molto semplice ma coinvolgente e interpretato da un Manson che non graffia come una volta, ma convinto e sentito interprete. Il rock più frubile di “Deep Six” (potete vedere QUI il video), non deve trarre in inganno, poichè la lunga linea di basso portante e i riff metallici pagano pegno al suo incedere lento e sofferto.

Segue il primo brano anticipato al pubblico, ovvero “Third Day Of A Seven Day Binge” (peraltro eseguito di recente al Camden Palace Theatre di Londra insieme agli Smashing Pumpkins), un buon compromesso tra l’orecchiabilità garantita da una linea melodica vincente e l’introspezione. Il brano lascia inoltre intuire come gli strumenti acustici abbiano un peso specifico da non sottovalutare in “The Pale Emperor” e, seppur non protagonisti, contribuiscano alla riuscita dell’opera. Lo notiamo anche in occasione di “The Mephistopheles Of Los Angeles”, nonostante tutto uno dei brani più glam e trascinanti del lotto, insieme a quelle “The Devil Beneath My Feet” e “Cupid Carries A Gun”, esempi di come fare dell’ottimo rock, pur ormai scevro da ogni effetto sorpresa ma sempre efficace, sia costantemente nelle corde del Reverendo.

Fe eccezione “Slave Only Dreams To Be King”, boombastica quanto basta a portarci in mente lavori decisamenti più plastificati come fu “Mechanical Animals”. E’ un Manson, questo Imperatore Evanescente, che non sorprende ma piace, è un rocker che si scopre più elegante e adulto che mai, ancora in grado (senza pretendere miracoli) di comporre ottimi pezzi e scrivere liriche sagaci. E dopo venticinque anni, scusate se è poco.

Voto recensore
7
Etichetta: Cooking Vynil

Anno: 2015

Tracklist:

01.  Killing Strangers
02.  Deep Six
03.  Third Day Of A Seven Day Binge
04.  The Mephistopheles Of Los Angeles
05.  Warship My Wreck
06.  Slave Only Dreams To Be King
07.  The Devil Beneath My Feet
08.  Birds Of Hell Awaiting
09.  Cupid Carries A Gun
10.  Odds Of Even


Sito Web: http://www.marilynmanson.com

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Fabio

    No mi spiace non concordo, per me è stata l’ennesima delusione e col Reverendo ho chiuso, resterà sempre un grande per me, per quello che ha rappresentato, per quello che ha dato al rock per i suoi primi lavori che sono stupendi, ma ormai va avanti ad oltranza, come Metallica o Iron Maiden, anche Marilyn dovrebbe andre in pensione

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  2. Andrea Sacchi

    Purtroppo Fabio, la lucidità e il coraggio con cui molte band hanno confezionato grandi album in passato, si riducono fisiologicamente. I tempi di “Antichrist Superstar” sono finiti e su questo non posso che darti ragione, tuttavia “Pale Emperor” mi ha colpito in modo piuttosto positivo perché fotografa un Manson abbastanza inedito che si dedica a rielaborare influenze non sospette. Il disco non sarà da tramandare ai posteri ma trovo che sia piacevole e maturo. Poi naturalmente, una recensione riflette un punto di vista ed è sempre opinabile! 😉

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  3. Giovanni Messere

    Finalmente un grande sermone del reverendo Manson.

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