Linkin Park – Recensione: The Hunting Party

Anticipato in buona parte nei live e grazie all’ausilio di alcuni lyric video, “The Hunting Party” – il cui titolo nasce dal malessere verso band che cercano in tutti i modi di emularne altre a discapito di una propria identità e unicità – è il connubio tra passato e presente, rabbia giovanile e maturità. “Guilty All The Same” rompe il muro di silenzio: scelto come primo singolo estratto per questo disco, si presenta come duetto e vanta per l’occasione la partecipazione dietro al microfono di Rakim, rapper americano conosciutissimo nel panorama hip hop internazionale. Come detto in apertura, le sonorità dell’album ripercorrono moltissimo quelle già conosciute con “Hybrid Theory”, tant’è che bastano pochi attimi per entrare nel mood del pezzo e farsi catturare. Il ritornello, in cui Chester Bennington tira fuori un’energia da tempo assente negli ultimi lavori del combo losangelino, fa da ponte ad un riff piuttosto accattivante e ad una parte rap che, per stile e per rime, ci riporta indietro nel tempo di parecchi anni. Il pezzo ha tutte le caratteristiche per diventare un tormentone radiofonico, tant’è che in occasione dell’unica data italiana, gli stessi fan della band hanno dimostrato di conoscere il brano a menadito.

Lungo un filone molto punk/hardcore troviamo “War”, traccia breve ma immediata, che traduce in musica e parole la rabbia provata dallo stesso Mike Shinoda: stando alle sue più recenti dichiarazioni, l’album è molto grezzo e snocciola, rispetto al passato, un sound più duro, dettato appunto un sentimento piuttosto radicato e molto forte quale è l’ira, che già in passato aveva caratterizzato i lavori precedenti della band, ma che qui assume una sfumatura più matura.

Risulta, invece, essere un brano particolare “Wastelands”, in quanto siamo di fronte, giusto per dare un’immagine poetica, ad un arcobaleno musicale: si parte con un intro hip pop in pieno stile Shinoda fino ad arrivare, mano a mano che si prosegue, a quei toni cupi che sfociano in sonorità quasi metal. “Until It’s Gone” fa da intermezzo e mette una pausa ad un album che fino a poco prima è stato più dinamico ed esuberante, preparandoci per la successiva hit, secondo duetto in scaletta, che vanta un ospite di tutto rispetto: Daron Malakian, meglio conosciuto per la sua militanza come chitarrista/compositore all’interno dei System Of A Down. “Rebellion”, il cui segno di Malakian si percepisce fin dalla primissima nota, è, a livello musicale, una sorta di “Chigaro” 2.0: la composizione ritmica e lo stile del cantato sono un vero e proprio omaggio della band al quartetto californiano con cui, ricordiamolo, la band ha avuto l’onore di condividere il palco ad inizio carriera. I duetti di eccellenza proseguono e, quasi in chiusura, incontriamo “Drawbar” e l’indimenticabile chitarra di Tom Morello, conosciutissimo per la sua fondamentale presenza all’interno dei Rage Against The Machine. Il pezzo, interamente strumentale, è un ottimo intermezzo per un finale ricco ed interessante. “Drawbar”, a tratti ambient, regala una pausa di riflessione verso chi ascolta, permette di raccogliere le idee, assemblare l’album e coglierne la magia. La chitarra delicatissima, il pianoforte protagonista dall’inizio alla fine e la batteria soft rendono il brano, pur senza testo, molto forte e di impatto a dimostrazione che la musica, prima ancora di essere cantata, è un insieme di note che parla e comunica da sé.

Final Masquerade”, di recente pubblicazione, si discosta dalle tracce precedenti avvicinandosi ad una sorta di soft pop che nel contesto non stona. Chester, di cui abbiamo ascoltate le mille e più sfaccettature precedentemente, dimostra di cavarsela anche con tonalità più basse, quasi sussurrate, con un risultato convincente e chi invita a riascoltare senza vergogna la traccia. “A Line The Sand”, riprendendo la musica di “Keys To The Kingdom” e di “Guilty All The Same”, chiudono questo attesissimo “The Hunting Party” lasciando più che aperta la speranza verso un ulteriore ritorno dei Linkin Park alle origini.

Voto recensore
7
Etichetta: Warner Bros.

Anno: 2014

Tracklist:

01. Keys To The Kingdom

02. All For Nothing (feat. Page Hamilton)

03. Guilty All The Same (feat. Rakim)

04. The Summoning

05. War

06. Wastelands

07. Until It's Gone

08. Rebellion (feat. Daron Malakian)

09. Mark The Graves

10. Drawbar (feat. Tom Morello)

11. Final Masquerade

12. A Line In The Sand


Sito Web: www.linkinpark.com

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Manuel

    No, no e assolutamente no!!! Questo disco è una leccata di culo di proporzioni bibliche…Orribile il songwriting e pure una produzione troppo “secca”. Mi spiace Francesca, ma qua non c’è nemmeno l’ombra dei grandi pezzi presenti su Hybrid Theory, nè tantomeno sull’ ottimo Meteora…morti e sepolti ‘sti pagliacci!!!

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