Savage Messiah – Recensione: The Fateful Dark

Ci sono molte band nel panorama contemporaneo che si rifanno con dedizione al metal degli anni ottanta, ma ben poche riescono onestamente a mostrarsi all’altezza del passato del genere e ancora meno possono vantare un miglioramento costante ad ogni uscita. Tra questi pochi possiamo includere i Savage Messiah.

La band inglese (anche se composta da una base ritmica completamente made in Italy come Stefano Selvatico e Andrea Gorio) ci consegna con questo nuovo “The Fateful Dark” un eccellente esempio di power-speed-thrash metal vecchia maniera, ma rivisto in ottica moderna attraverso sonorità potenti e una produzione perfetta.

Oltre alle radici classic speed-thrash evidenziate con continuità in passato, viene difficile non notare in molte melodie l’influenza sempre più evidente dei vecchi Iron Maiden (“Cross Of Babylon” a tratti è fin esagerata), ma è altrettanto innegabile che i Savage Messiah spingano con una tale frequenza il piede sull’acceleratore da non risultare di fatto mai troppi simili alla band di Harris e trovando altrettanto spesso il punto di fusione perfetto tra tutti i generi sopra elencati.

Il merito di tale buona intuizione va sicuramente alla più che valida scelta dei riff e alla fluidità con cui vengono intersecati con gli inserti più melodici. Canzoni come “Iconocaust”, “Zero Hour” o la title track dimostrano varietà, potenza e altrettanta capacità di trovare il giusto equilibrio tra i vari segmenti -ovvero non risultare mai troppo difficili da seguire, se pur fornite di un minutaggio piuttosto elevate – ma anche un buon gusto negli assoli e la precisione inappuntabile nell’esecuzione delle variazioni ritmiche.

In tutto questo i Savage Messiah si distinguono proprio per il fatto di puntare a scrivere canzoni, non fermandosi ad attaccare riff e l’effetto a lungo termine non può che essere piacevole, con song capaci di farsi apprezzare e girare in testa anche a stereo spento.

Qualche dubbio rimane sulla qualità di certe linee vocali, con un Dave Silver che nel ruolo di cantante non ci appare proprio inattaccabile e l’utilizzo di alcuni ritornelli a volte eccessivamente rimarcato e stucchevole (cosa che accade anche con i Mystic Prophecy, ad esempio).

Un limite che diventa evidente ad esempio in una song molto melodica come “Live As One Already Dead” in cui sarebbe certamente necessario un cantato più fortemente interpretativo o almeno qualitativamente migliore.

Nonostante questo “The Fateful Dark” conserva parecchi punti a proprio vantaggio e si distanzia in meglio dalle tante uscite di genere che inondano un mercato discografico ormai quasi inestricabile. Al solito, se siete amanti di un certo tipo di sonorità difficilmente vi scoprirete delusi.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Earache

Anno: 2014

Tracklist:

01. Iconocaust
02. Minority of One
03. Cross of Babylon
04. Hellblazer
05. Live as One Already Dead
06. The Fateful Dark
07. Zero Hour
08. Hammered Down
09. Scavengers of Mercy
10. The Cursed Earth


Sito Web: https://www.facebook.com/SavageMessiahMetal

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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