Cattle Decapitation – Recensione: The Anthropocene Extinction

I Cattle Decapitation sono una delle poche band dell’area extreme metal che è possibile definire in costante evoluzione. Al contrario di molti altri infatti il quartetto americano cerca ad ogni uscita di cambiare qualcosa, senza perdere identità, ma sperimentando comunque nuove strade, e con risultati a dir poco eccellenti.

Con “The Anthropocene Extinction” si amplia infatti lo spazio che il gruppo concede ai passaggi più melodici, con tanto di voce pulita, ma senza per questo diminuire la carica brutale o rinunciare ai passaggi ipertecnici che avevano reso così avvincente un disco come “Monolith Of Inhumanity”.

Il tutto viene spiegato con efficacia già nella prime tracce: “Manufactered Extinct” e “The Prophets Of Loss” bastano quasi da sole a raccontare tutto quello che potrete trovare sul disco. Ci sono parti di chitarra e incastri ritmici estremamente complicati, tantissimi cambi di tempo, velocità supersonica e stacchi rallentati, vocals gutturali e urlate, ma anche clean vocals.

In tutto questo marasma ciò che colpisce ancora più positivamente è che il songwriting rimane fluido e relativamente semplice da digerire; i Cattle Decapitation sono infatti molto abili nell’evitare l’effetto caotico o l’impressione di avere appiccicato riff a casaccio, riuscendo al contrario a dare una forte sensazione di organica duttilità.

Non è certo facile mettersi a spiegare passaggio per passaggio un lavoro come questo, e probabilmente non ha nemmeno molto senso. Ciò che però va sottolineata è la maturità con cui una band proveniente da un area spesso conservatrice come quella del metal estremo stia riuscendo a distaccarsi da certi cliché per crearsi una personalità del tutto riconoscibile. Prendete ad esempio un brano come “Plagueborne”: si tratta di una song in cui la melodia la fa da padrona, sia perché il riff aperto della parte più veloce pare quasi più vicino al melodic black-death che al grind, sia perché tutta la porzione finale del brano gioca su un arpeggio armonico e vocals sofferte ma pulite. Una scelta che però non toglie alcuna intensità all’insieme e che nulla ha di easy listening nell’intenzione.

Idem per molte parti in cui assoli e passaggi techno-death diventano in qualche modo meno spigolosi e più fluidi (“Clandestine Ways (Krokodil Rot)”, “Pacific Grim”) o altri momenti in cui si picchia sempre duro, ma con una ricerca più marcatamente un groove potentissimo e diretto (“Mammals In Babylon”).

Niente ritornelli emo-core, niente breakdown ripetuti all’infinito, e neanche ammiccamenti allo swedish di maniera… quello che fanno i Cattle Decapitation è puro metal, solo filtrato dall’intelligenza di una maturazione artistica che sta veramente sorprendendo uscita dopo uscita e che con questo nuovo lavoro porta la band ai vertici dell’intero movimento. Superbo.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Manufactured Extinct
02. The Prophets of Loss
03. Plagueborne
04. Clandestine Ways (Krokodil Rot)
05. Circo Inhumanitas
06. The Burden Of Seven Billion
07. Mammals In Babylon
08. Mutual Assured Destruction
09. Not Suitable For Life
10. Apex Blasphemy
11. Ave Exitium
12. Pacific Grim


Sito Web: http://www.facebook.com/cattledecapitation

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Alessio

    Sono pienamente d’accordo con il voto e con la recensione! Questo album è pazzesco, altro che Fear Factory….qui si parla di “post armageddon death metal”, in pratica un genere totalmente nuovo e post apocalittico

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