Negura Bunget – Recensione: Tău

Si intitola Tău“ (i dettagli) il settimo studio album dei Negura Bunget, il secondo sotto la guida esclusiva di Negru, percussionista e unico membro rimasto della line-up originale. Sono passati cinque anni da “Vîrstele Pămîntului” (la recensione), ancora una volta tutti i componenti del gruppo sono cambiati, ma fondamentalmente “Tău“ (che apprendiamo essere il primo capitolo di una trilogia dedicata alle tradizioni e al folclore della terra rumena) è l’ideale seguitore di quel disco.

La nuova fatica di Negru e soci non fa molto altro se non ribadire il progressivo distanziarsi dalla scena black metal da cui l’ensemble si è generato a favore di sonorità sempre più bucoliche e silvane ricondubili alle tendenze neofolk in chiave Din Bar (progetto che vede impegnato oltre a Negru anche il chitarrista/vocalist Adi “OQ” Neagoe) alle quali si mischiano suggestioni seventies e progressive in un contesto che resta sempre molto intimo e crepuscolare.

Interessante come i Negura Bunget continuino a proporre una forma canzone del tutto particolare, difficilmente prevedibile nella sua struttura e ricca di elementi. I retaggi black non sono stati del tutto dimenticati, emergono per lo meno in alcuni irrobustimenti del sound di chitarra (che è inoltre piuttosto “sporco”) e nel ricorso, non continuo ma presente, alle screaming vocals, alle quali fungono da controaltare parti di voce pulita e spesso recitata che si rende protagonista dei passaggi più epici.

L’opener “Nametenie”, nel suo mood notturno e nei suoi ispessimenti tipicamente metallici, è di fatto il brano più diretto e per molti aspetti assimilabile, anticipato tra l’altro da un video reso disponibile dalla band che potete vedere a questo link. Ma “Tău“ piace per il suo essere variegato, per le coraggiose puntatine in un hard prog dal gusto settantiano ricamato dall’organo e dai numerosi strumenti a fiato che rendono di fatto canzoni come “La Hotaru Cu Cinci Culmi” e “Tarim Vilhovnicesc” intriganti e scorrevoli. Ritroviamo inoltre l’utilizzo dei corni che, ben diluiti durante l’ascolto, donano al platter un certo flavour epico che sposa la natura popolare delle composizioni e dei testi, sempre in lingua madre.

Citiamo ancora “Impodobeala Timpului” episodio sui generis e più allegro, impreziosito da riferimenti alla musica klezmer e dai ritmi più veloci, una nota di colore che non stona affatto nel contesto notturno di “Tău. I Negura Bunget si confermano dunque uno dei migliori acts di extreme folk metal in circolazione, certamente più colti e rigorosi di molte altre band di settore.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Lupus Lounge

Anno: 2015

Tracklist:

01.  Nametenie
02.  Izbucul Galbenei
03.  La Hotaru Cu Cinci Culmi
04.  Curgerea Muntelui
05.  Tarim Vilhovnicesc
06.  Impodobeala Timpului
07.  Picur Viu Foc
08.  Schimniceste


Sito Web: http://www.negurabunget.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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