Tantara – Recensione: Sum Of Forces

Direttamente dalla Norvegia tornano i thrasher Tantara, per raccontare del loro amore sconfinato nei confronti della Bay Area e del thrash anni ’80 “spruzzato di genuflessione” nei confronti del totem Judas Priest. Il nuovo capitolo dei nostri si intitola “Sum Of Forces”.

6 tracce, poco meno di 40 minuti ed una voglia di “essere” come i propri idoli di oltre oceano enorme come le distanze che separano i ragazzi di Hamar dagli States. Subito evidente la devozione dei nostri dell’opener “Punish the Punisher” che tocca da vicino l’intransigenza degli Anthrax di “Caught In A Mosh” mischiando il tutto con chitarre taglienti ma non affilate.

Appare subito evidente – nonostante tutta la passione in corpo dei nostri – una devozione maniacale nei confronti di una scena che oltre al revival non produce dischi di spessore da qualche anno. Altro esempio “Death Always Win” che sembra voler richiamare da vicino certi Metallica (sembra quasi di sentire la linea di chitarra di “Battery” in certi punti della canzone) unendoli con lo spessore quasi HC del cantato di Fredrik Bjerkø (anche chitarrista).

Anche “Aftermath” soffre della stessa malattia: velocità, strutture obsolete ed una voce urlata che già dopo la terza canzone inizia a far soffrire chi ascolta. Una canzone neanche brutta, ma che raccoglie, frulla e ricompone una materia già udita miliardi di volta senza provare una strada propria.

Non un cambio, una variazione almeno fino alla successiva “Sleepwalker”. Un tentativo di mid-tempo che però non sposta il tiro dei 4 norvegesi: una canzone che cerca di essere intensa risultando però parecchio prevedibile e poco godibile. Un buco nell’acqua.

Piacevole la title-track, che si avvicina al mito “Painkiller” dal punto di vista chitarristico, e che poi convince con un ritornello a tutta forza. Nonostante tutto una canzone che resta in testa e che potrebbe essere una interessante forma di evoluzione dei nostri. Se mai avessero intenzione di evolvere.

Si arriva alla fine, la lunga e strumentale “White Noise”. Un bel tentativo, piuttosto riuscito di raccogliere in una singola canzone le diverse anime del thrash. Si parte da quella acustica, da quella dei passaggi propriamente “made in Metallica” fino al motore al massimo dopo un crescendo che ricorda da vicinissimo “The Call Of Ktulu” e qualche passaggio Dissection di “Storm Of The Light’s Bane” . Una bella melodia cupa che poi inizia a galoppare tra assoli e batteria al massimo.

Disco brutto? No, ma praticamente inutile per tutti tranne che per i drogati del “tupa-tupa-tupa-tupa”. Bravi, ma non si può vivere di soli ricordi.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Indie Recordings

Anno: 2018

Tracklist: 1. Punish the Punisher 2. Death Always Win 3. Aftermath 4. Sleepwalker 5. Sum of Forces 6. White Noise
Sito Web: https://tantara.bigcartel.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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