Feeder – Recensione: Tallulah

Era il 1992 quando i Feeder muovevano i primi passi a Newport, nel Galles. Pur con un impatto mediatico minore rispetto ai connazionali Manic Street Preachers e Stereophonics, la band fondata dal cantante e chitarrista Grant Nicholas e dal bassista giapponese Taka Hirose seppe conquistare un discreto pubblico con il suo mix di ruvide sfuriate e armonie vocali personali e suggestive, che era perfettamente riconoscibile in quel gran calderone chiamato Britpop. Come i connazionali Manic Street Preachers, i Feeder persero uno dei membri, il batterista Jon Lee morto suicida a Miami il 7 gennaio 2002. Quello stesso anno uscì “Comfort In Sound”, album fondamentale che portò i Feeder ad accompagnare band del calibro di Coldplay e R.E.M. nei rispettivi tour. Seguirono altri album, cambi di formazione, un periodo di inattività e poi il ritorno con “All Bright Electric” nel 2016.

Si perdoni l’excursus storico, necessario però per inquadrare una band probabilmente poco nota a chi solitamente frequenta il nostro portale e che in superficie può sembrare aver poco a che fare con le pagine di questo sito. Eppure, con il nuovo splendido “Tallulah” (decimo album in studio) ribadisce la propria maestria nel saper infondere energia, nell’emozionare, dimostrando con le canzoni e la sempre intensa interpretazione di Grant Nicholas che avrebbe meritato ben altra fortuna, non essendo affatto inferiore ad altre band emerse dalla Gran Bretagna in quel ribollire che ha caratterizzato gli anni Novanta. Forse non abbastanza commerciali ma nemmeno abbastanza “duri” da essere abbracciati con convinzione dal popolo rock, i Feeder hanno finito per vivere in una sorta di terra di nessuno che merita, però, andare a scoprire.

Alternative, indie, post grunge, punk vengono mescolati ancora una volta con sapienza per creare nuove gemme: la freschezza e l’energia giovanile di “Youth” (appunto) e “Fear Of Flying”, la maturità e la classe di “Blue Sky Blue” (originariamente destinata a ehm… Liam Gallagher), l’ariosa “Rodeo”, la vellutata atmosfera di “Guillotine”, l’altalena di “Kite” prima della delicata chiusura con “Lonely Hollow Days”.

A tratti scanzonato, a tratti riflessivo, a tratti ruvido e low fi, “Tallulah” è un continuo trasporto emotivo, è lasciarsi scavare dentro dai riff della chitarra di Nicholas, abbandonarsi e farsi avvolgere dalla melodia. Ne vale la pena.

Etichetta: Believe Music

Anno: 2019

Tracklist: 01. Youth 02. Blue Sky Blue 03. Daily Habit 04. Fear Of Flying 05. Rodeo 06. Tallulah 07. Shapes And Sounds 08. Guillotine 09. Kyoto 10. Kite 11. Windmill 12. Lonely Hollow Days

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