Protector – Recensione: Summon The Hordes

I Protector sono una thrash metal band tedesca, attiva nell’underground da più di trent’anni. La formazione teutonica non ha mai ottenuto il successo commerciale, nonostante abbia dato alle stampe due dischi per niente banali e derivativi (“Golem” 1986 e “A Shedding of Skin” 1991), che testimoniano un sapiente bilanciamento tra brutalità, aggressività e perizia tecnico-compositiva; nulla da invidiare ai primi, seminali, album thrash/death di Kreator, Sodom, e compagnia bella. La band soffre per i continui cambi di lineup, tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90 (inclusa la scomparsa del batterista Michael Hasse, tra i membri fondatori del gruppo); insieme ai dischi prodotti in questo periodo, di qualità, tutto sommato, nella media, la formazione viene inghiottita nella scena thrash underground fiorita in Germania proprio nel decennio ’80-’90. I Protector risorgono nel 2013, grazie all’intervento di Martin Missy, il vocalist degli esordi, che rimette in sesto la band ingaggiando 3 musicisti svedesi.

Dato il background musicale dei “protettori”, si potrebbe presumere che “Summon The Hordes”, terzo lavoro uscito per High Roller Records, sia il solito, classico, full-length di puro e fottuto thrash metal teutonico condito con una spruzzata di death; nulla di più, nulla di meno. La risposta è ni. Missy & company non possono, sicuramente, essere definiti degli innovatori; ciononostante la band, pur restando saldamente ancorata alla scuola teutonica, non si limita a replicare i soliti cliché di genere, ma persegue la propria visione musicale con fierezza, un pizzico di personalità, totalmente noncurante dei trend e delle mode. A differenza dei due platter precedenti, “Summon The Hordes” mescola un po’ le carte in tavola e la componente thrash/death teutonica, seppur sempre presente, risulta meno “brutale” e con velocità meno folli del consueto; emergono qua e là richiami al thrash d’oltreoceano, al proto-thrash, al proto death (Possessed) e all’heavy metal classico. Inoltre, la scelta di un produttore storico come Harris Johns, conferisce al platter un sound decisamente old school e sembra di ascoltare un album degli anni ’80.

L’opener “Stillwell Avenue”, così come la successiva “Steel Caravan”, si muove tra thrash, death ed heavy; “The Celtic Hammer” è un mid-tempo heavy cadenzato, con un riff che omaggia i fenomenali Celtic Frost. Il resto del disco spazia tra episodi più tradizionali (“Summon The Hordes”), altri più strutturati come “Meaningless Eradication” (che presenta dei passaggi dal sapore doom) e altri più heavy oriented (“Realm of Crime”). Come da tradizione dei Protector, i testi propongono tematiche differenti: denunce sociali, (“Meaningless Eradication”), fratellanza metallara (“Unity, Anthems and Pandemonium”), autoreferenzialità ironica (la title track) e pura goliardia (“Two Ton Behemoth”, una sorte di ode agli ippopotami, e “Glove of Love”, titolo che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni).

Summon The Hordes” non ha la pretesa di essere un gran disco, ma, pur nella sua semplicità, è, senza dubbio, divertente e godibile. Il platter, certamente, presenta alcuni difetti: nonostante sia palese il tentativo di ottenere un songwriting più vario rispetto al recente passato, le linee di basso e di batteria risultano un po’ ripetitive e conferiscono un sentore di monotonia alle ritmiche dei brani. Ma, in fondo, ai Protector non importa nulla di essere originali o di essere all’avanguardia: il loro intento è quello di divertirsi suonando la musica che amano alla follia.

Voto recensore
6,5
Etichetta: High Roller Records

Anno: 2019

Tracklist: 1. Stillwell Avenue (4:01) 2. Steel Caravan (3:01) 3. Realm of Crime (4:35) 4. The Celtic Hammer (4:19) 5. Two Ton Behemoth (4:09) 6. Summon the Hordes (3:17) 7. Three Legions (5:04) 8. Meaningless Eradication (4:29) 9. Unity, Anthems and Pandemonium (3:36) 10. Glove of Love (1:49)
Sito Web: https://www.facebook.com/Protector.666not777/

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