Velvet Acid Christ – Recensione: Subconscious Landscapes

Dopo averci regalato un platter che andava a rispolverare il sound primigenio, più tossico e maligno dei suoi Velvet Acid Christ, Bryan Erickson torna sul mercato discografico con “Subconscious Landscapes”, disco gemello del precedente “Maldire” (la recensione), che inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi “Mauvais”. Parliamo di un disco gemello perché, se “Maldire” evidenziava il lato più animalesco e privo di compromessi dei Velvet Acid Christ, il nuovo platter fa enfasi invece sui suoi risvolti più melodici e crepuscolari, una sorta dunque di seconda facciata della stessa medaglia.

Il risultato è ancora molto valido. Anche “Subconscious Landscapes” evidenzia la bontà dei Velvet Acid Christ attraverso un sound che è sì più fruibile ma non per questo manca di essere trascinante, ricercato e memore della lezione impartita dall’elettronica degli anni’90. Come potete immaginare la voce del master mind funge questa volta da semplice corollario in un’impostazione che è spesso pulita e sensuale, con un ricorso allo screaming (che faceva la parte del leone su “Maldire”) davvero sporadico. Sono le voci femminili di Sabine Theroni e Malgorzata Watch (rispettivamente lead a back) a formare la reale economia di un platter ricco di romanticismo e sensualità, ma niente affatto banale.

L’opener “Barbed Wire Garden” è orecchiabile ed energica, ideale apripista del lavoro. “The Last Goodbye” è invece una ballad delicata ma intelligente (con un certo retrogusto dub) dove le voci si sovrappongono a creare un effetto di dialogo che ben si adagia all’elettronica ragionata e lenta che anima l’andamento del pezzo. “Strychnine” è più solida e muscolare, il marchio classico del gruppo è davvero riconoscibile e nella sua trascinante essenza, il brano si configura come una vera hit per il dancefloor alternativo, che di fatto mette in luce tutti i crismi caratterizzanti del gruppo. Finale ancora romantico ma privo di orpelli o inutili barocchismi nella piacevole “Empusa”, un episodio notturno dai tratti gotici che evidenzia ancora l’ottimo contributo di Sabine.

Poche le punte di noia (la strumentale “Zalflex” non aggiunge proprio nulla) per un platter che evidenzia il lato più introspettivo di Bryan Erickson e un interessante alter ego dei suoi Velvet Acid Christ.

Voto recensore
7
Etichetta: Metropolis Records

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Barbed Wired Garden
02.  Taste The Sin
03.  Grey
04.  The Last Goodbye
05.  Dire
06.  Strychnine
07.  Eye H8 U
08.  Zalflex
09.  Evil Toxin
10.  Empusa


Sito Web: http://www.velvetacidchrist.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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