Wind Rose – Recensione: Stonehymn

Nella terza release “Stonehymn” i Wind Rose ci fanno intendere che la direzione del precedente “Wardens Of The West Wind” (2015) è ben lungi dall’essere conclusa ed il mix di power metal sinfonico (quasi cinematografico) unito a sostanziose parti folk ed utilizzo di ritmiche dirette e di cori potenti e profondi colpisce ancora nel segno.

L’album si apre con l’intro “Distant Battlefields” che grazie all’ottimo lavoro del tastierista Federico Meranda ci fa subito entrare nell’atmosfera epic/fantasy dei nostri che esplode di fatto con l’opener “Dance Of Fire”, ossia sette minuti di power sinfonico in cui si intrecciano molteplici spunti che rendono l’ascolto sempre più interessante anche dopo ripetuti passaggi sullo stereo: cori stentorei, tastiere sempre presenti, parti folk di spessore, un cantato profondo e diretto, una linea ritmica in evidenza, ecc.; chi non si accontenta di un power semplice e prevedibile ascoltando “Stonehymn” avrà di che divertirsi parecchio.

La successiva “Under The Stone” sembra inizialmente canalizzare il sound in un power più diretto con le chitarre di Claudio Falconcini in bella evidenza ma ben presto ecco che si sovrappongono cambi di tempo, inserti folk, linee vocali differenti e tutto il repertorio del gruppo toscano interessante per chi non si accontenta di un sound prevedibile.

Una delle song più immediate è “To Erebor” a cui i nostri hanno anche dedicato il video clip di lancio del CD; il pezzo si regge su una linea ritmica rocciosa, fraseggi folk azzeccati e linee vocali molto maschie in cui emerge ancora l’ottimo singer Francesco Cavalieri nonché i cori quasi recitati che donano una dimensione quasi cinematografica all’impatto della canzone.

Molto evocativo l’inizo di “The Returning Race” in cui i nostri cantano con il sottofondo di fuoco che crepita a trasmette calore ed atmosfere epiche; mantenendo l’approccio folk e un gusto quasi acustico il brano si sviluppa e diventa ancor più interessante.

Grazie a “The Wolves’ Call” (introdotta dalla breve strumentale “The Animist”) torniamo ad una cavalcata power leggermente meno complesso ma più veloce da acquisire e comprendere.

Raggiungendo purtroppo la fine dell’album ci si imbatte prima in un altro capolavoro epic/folk power intitolato “Fallen Timbers” in cui ritroviamo gli ingredienti magici dei nostri che riescono a fondere melodie e ritmiche complesse alla semplicità del folk e di linee vocali molto dirette. Infine “The Eyes Of The Mountain”, dominata da linee vocali stentoree e parti di tastiera memorabili, chiude un lavoro maturo che stabilizza i Wind Rose fra le realtà più interessanti e coinvolgenti del genere.

Voto recensore
8
Etichetta: Inner Wound Recordings

Anno: 2017

Tracklist: 01. Distant Battlefields 02. Dance Of Fire 03. Under The Stone 04. To Erebor 05. The Returning Race 06. The Animist 07. The Wolves’ Call 08. Fallen Timbers 09. The Eyes Of The Mountain
Sito Web: http://www.windroseofficial.com/

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