Cacophony – Recensione: Speed Metal Symphony

La vita di questa band durò quanto un battito di ciglia. Appena due album, pubblicati in rapida successione verso la fine degli anni ’80, e poi una serie di destini differenti per i suoi membri. Eppure, a distanza di tanti anni, siamo ancora qui a parlare dei Cacophony non per il classico “effetto nostalgia”, ma perché il loro è stato uno dei contributi determinanti ad ampliare e modificare il concetto di shred guitar, uno dei cavalli di battaglia de sempre dell’etichetta Shrapnel Records, che pubblica “Speed Metal Symphony” e il successivo “Go Off!” due anni più tardi. Andiamo quindi ad analizzare in sintesi gli autori di questo straordinario lavoro. Marty Friedman, classe 1962, otterrà il posto di chitarrista dei Megadeth proprio facendosi notare durante un concerto dei Cacophony; Jason Becker, classe 1969, non ha neanche l’età legale per bere alcolici ma la sua fulminea carriera ha inizio ufficiale proprio da qui. Insomma, due personaggi all’apice delle loro capacità esecutive, che si incontrano e realizzano un binomio musicale e umano la cui eco si propaga ancora adesso. I reperti video a disposizione sono pochi, ma a chi volesse approfondire il legame fra la coppia Friedman / Becker consigliamo la visione del film documentario “Not Dead Yet”, che illustra la vita e le opere di Jason Becker, e di conseguenza anche questo periodo, in modo molto dettagliato.

L’album in sé ha uno stile difficile da definire. Gli assoli sono spesso suonati all’unisono dai due chitarristi, che sanno fondere sonorità thrash metal, neoclassiche e di musica etnica in un’amalgama inscindibile che sta probabilmente all’origine del nome della band. “Concerto” e la title track, “Speed Metal Symphony”, sono forse i due brani più noti e quelli più legati allo shredding, ma questo non basta per stilare una graduatoria dei brani meglio riusciti dell’album, semplicemente perché il loro valore è estremamente alto allo stesso modo. “The Ninja” si caratterizza per una raffinata introduzione in acustico, a cui si aggiunge poi un riff con tendenze orientali (il che non ci stupisce più di tanto, visto il successivo sodalizio di vita e artistico tra Marty Friedman e la terra del Sol levante). “Savage” e “Where My Fortune Lies” hanno maggiori richiami all’heavy metal classico, anche grazie alle ritmiche di batteria dell’ottimo Atma Anur e alla voce graffiante di Peter Marrino, per quanto questa rimanga il più delle volte in secondo piano e anzi sia, almeno in certi momenti, quasi un surplus. Questi sono comunque, come dicevamo, solo i tratti principali dei brani, ma ciascuno di loro è il risultato di più elementi, impossibili da separare. I cambi di velocità nei riff, il solido sostegno ritmico e soprattutto la simbiosi fra le due chitarre fa di “Speed Metal Symphony” un’opera senza tempo, rimasta attuale nonostante il passare degli anni, e forse mai apprezzata, ricordata e pubblicizzata quanto meriterebbe.

Voto recensore
n.d.
Etichetta: Shrapnel Records

Anno: 1987

Tracklist:

01. "Savage" – 5:50
02. "Where My Fortune Lies" – 4:33
03. "The Ninja" – 7:25
04. "Concerto" – 4:37
05. "Burn the Ground" – 6:51
06. "Desert Island" – 6:25
07. "Speed Metal Symphony" – 9:37


Sito Web: https://www.facebook.com/martyfriedman.official

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