Emigrate – Recensione: Silent So Long

Come ben sappiamo i Rammstein sono da un po’ di tempo in stand-by, speriamo non  per un periodo indeterminato, ma Richard Kruspe è sempre più attivo e ritorna in grande stile con il nuovo lavoro dei suoi Emigrate intitolato “Silent So Long”.

Innanzitutto questo secondo lavoro da modo al chitarrista dei Rammstein di sfogare più liberamente il suo estro creativo e di non avere nessun tipo di limitazione e lo fa con undici composizioni molto particolari e diverse tra loro. Se nel debutto l’influenza della band madre era più marcata e presente, su questo nuovo platter si toccano generi molto diversi tra loro, si passa dall’industrial canonico dell’iniziale “Eat You Alive” (quì il video) alla elettronica “Get Down” dove troviamo Peaches alla voce che da al pezzo un tocco di sensualità in più. Ma le sorprese non sono di certo finite qui perché Mr Lemmy Kilmister prende il sopravvento sulla veloce e terremotante “Rock City” e la trasforma in una cascata di energia pura come solo lui sa fare, mentre nella successiva “Hypothetical” è il Reverendo Manson a farla da padrone con un’ottima prestazione vocale su un brano che ruba il riff portante di “Kashmir” dei Led Zeppelin e lo rende parte integrante di un pezzo malato, disturbante, ma efficace quanto basta per non farcelo togliere dalla testa. Altro ospite illustre è Jonathan Davis dei Korn sulla titletrack dove lascia il suo inconfondibile trademark su un pezzo che parte in sordina per poi mostrare tutta la sua carica in un ritornello assolutamente d’effetto e vincente, lontano dal nu-metal che tutti conosciamo, ma non per questo meno letale del solito

Altro pezzo da segnalare è la elettronica  “Rainbow” in cui Kruspe flirta pesantemente con le sonorità tanto care ai nuovi Apoptygma Berzerk sfoggiando una prova vocale di tutto rispetto. Bisogna proprio riconoscere che questa volta il chitarrista dei Rammstein ha osato molto di più rispetto al passato, sperimentando in diverse direzioni senza paura di spaziare dall’indie, all’elettronica, mantenendo sempre le sue radici che sono solide e riconoscibili, ma comunque non scendendo a nessun compromesso, basta vedere l’assenza totale di ballad in queste undici composizioni. Un disco super consigliato e assolutamente da fare vostro a prescindere dall’essere fan dei Rammstein o no.

Voto recensore
8
Etichetta: Vertigo/Capitol

Anno: 2014

Tracklist:

01. Eat You Alive

02. Get Down

03. RockCity

04. Hypothetical

05. Rainbow

06. Born On My Own

07. Giving Up

08. My Pleasure

09. Happy Times

10. Faust

11. Silent So Long


Sito Web: http://www.emigrate.eu/

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