Skw – Recensione: Signs

Quarto album per gli SKW, band dedita ad un alternative crossover di matrice americana (forse tra le prime in Italia ad interessarsi a questo particolare genere), a cinque anni di distanza dal suo predecessore, “Numbers”.

Il filo conduttore di questo “Signs” è la vita ed i segnali che, giorno per giorno, il flusso degli eventi invia all’essere umano, al quale spetta il compito di districarsi tra ciò che appare come predestinato e ciò che può essere scelto. Un invito, dunque, all’apertura mentale, al non limitarsi alle apparenze o a farsi dominare dagli eventi. “Signs” vorrebbe rappresentare una guida per tracciare il proprio percorso di vita, con o senza l’aiuto del destino e delle coincidenze.

Un progetto del tutto ambizioso, che gli SKW rispettano, almeno in buona parte.

I pezzi sono alquanto godibili, ma abbastanza simili, per suoni e arrangiamenti piuttosto moderni e stravaganti. Episodi buoni, però, sono l’iniziale “Light”, con la sua intro inquietantemente ambientata in un asilo, il suo riffing ossessivo e l’apertura vocale nel ritornello, la massiccissime “Fail” e “A New D-Sign”, nonché la conclusiva “When Tomorrow Becomes Today”.

Menzione a parte, invece, per “Never So Close”, ballad, abbastanza sofferta e piena di pathos. Le ballad, per quanto corrispondano ad una piccolissima percentuale nella discografia degli SKW, sono sempre state delle piccole gemme nascoste, visto che si presentano sempre come dei pezzi altamente appaganti e dannatamente ben riusciti. Anche gli accompagnamenti di chitarra acustica e l’assolo di chitarra, minimale ma presente, impreziosiscono ulteriormente il pezzo e ne aumentano l’impatto emotivo.

Altra canzone su cui soffermarsi è “Red Sector A”, cover dei Rush da “Grace Under Pressure”, che convince solo a metà. Più metallara e incazzosa rispetto all’originale, riesce a mantenere le atmosfere che la canzone dei canadesi proponeva (si parla di sopravvissuti ai campi di concentramento, per chi non lo sapesse), però, forse, gli accompagnamenti incessanti, gli stop nell’ultima parte di ogni verso e i suoni fin troppo moderni, non la fanno sentire come un tributo proprio onestissimo. Rimane gradevole da ascoltare, ma, purtroppo, nulla di più.

In definitiva, questo “Signs” rappresenta un’altra buona prova del quartetto milanese. Non una prova che vi farà rizzare i capelli dalla sorpresa, però sicuramente ben concertata e onesta. E, in questo particolare periodo storico, è già qualcosa.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Bagana Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Light

02. The Final Destination

03. Amnesia

04. Fail

05. Signs

06. Never So Close

07. A New D-Sign

08. Fake Parade

09. Red Sector A

10. When Tomorrow Becomes Today


Sito Web: http://www.skw.it/index.html

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