Autograph – Recensione: Sign In Please

Anche se della prima formazione rimangono solo due membri, gli Autograph sono ancora in giro. Hanno superato le varie fasi di scioglimento, l’epopea degli anni ’90 e tutto il resto, e ancora oggi suonano in lungo e in largo per il continente americano, esibendosi in città dai nomi ameni come Dubuque in Iowa o Fond Du Lac in Wisconsin. Tanto di cappello a loro, una band considerata probabilmente come appartenente alla cosiddetta seconda fascia dell’hair metal. Formatisi nel 1983, gli Autograph segnano il punteggio massimo già al primo colpo, dato che “Sign In Please”, che rimane il loro disco più conosciuto, esce nel 1984 e arriva a conquistare il disco di platino nel giro di poco tempo e la posizione numero 29 per quanto riguarda la classifica di Billboard degli album. Tutto questo dopo che la band aveva alle spalle un solo tour, tra l’altro insieme ai Van Halen.

La storia del successo degli Autograph si ferma quasi esclusivamente alla seconda traccia di questo lavoro, la famosa “Turn Up The Radio”, un brano decisamente divertente, allegro e spensierato come il sole della nativa California e, in generale, il full length potrebbe risultare un po’ superato al giorno d’oggi. La produzione non è esageratamente pulita, mentre le ritmiche dei pezzi e i cori si susseguono in modo abbastanza omogeneo uno di seguito all’altro. Ironia della sorte, le cronache narrano che “Turn Up The Radio” inizialmente non dovesse neanche entrare a far parte dell’album perché considerata non particolarmente valida. Eppure, anche a così tanti anni di distanza, quasi tutti i brani di “Sign In Please” si sono conservati integri nella loro ingenua freschezza, i ritornelli ironici, come quello di “My Girlfriend’s Boyfriend Isn’t Me”, o quelli più ripetitivi, come quello di “Friday”, mantengono inalterato lo spirito goliardico, mentre quelli leggermente più “epici” (con le virgolette del caso), come quello di “Thrill Of Love”, nella loro semplicità, sono ancora in grado di catturare interesse dai più.  Il debutto degli Autograph, inoltre, è un disco incentrato in gran parte sulle chitarre, cosa di cui non ci si deve stupire dato che inizialmente la band doveva essere semplicemente un side project del chitarrista e compositore Steve Plunkett. “Sign In Please” deve essere quindi vissuto come un piccolo tuffo in un passato glorioso, e gli Autograph si possono vedere come una di quelle band meteora da riscoprire, ancora divertente e ancora sulla breccia a dispetto dello scorrere del tempo.

Etichetta: RCA Records

Anno: 1984

Tracklist:

01. Send Her To Me

02: Turn Up The Radio

03. Night Teen & Non-Stop

04. Cloud 10

05. Deep End

06. My Girlfriend's Boyfriend Isn't Me

07. Thrill Of Love

08. Friday

09. In The Night

10. All I'm Gonna Take


Sito Web: https://www.facebook.com/autographband/info

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