Bernie Marsden – Recensione: Shine

L’opinione generale che si ha di Bernie Marsden, un simpatico omone dal look abbastanza discutibile (al live in memoria di Jon Lord alla Royal Albert Hall è apparso con indosso un’improponibile camicia hawaiana), è che sia estremamente sottovalutato rispetto al suo valore effettivo come chitarrista (sempre alla Royal Albert Hall è stato l’unico ad esibirsi con il pass da artista bene in vista. Della serie: lo devo indossare perché nessuno mi conosce e se no non mi fanno suonare). Il suo svantaggio, forse, è stato quello di avere saltellato da una band all’altra senza permanenze troppo lunghe; va ricordato però che, tra questi passaggi temporanei, ci sono stati una militanza di sei anni nei Whitesnake, un breve passaggio negli UFO, un lungo sodalizio artistico con il compianto Cozy Powell, che gli valse una raccomandazione per i Paice Ashton & Lord e così via. I dischi solisti di Bernie Marsden sono, e da qui non si scappa, una celebrazione al rock blues fortemente radicato negli anni ’70, e “Shine” non interrompe questa linea guida.

L’album va ricordato anche per le molte partecipazioni speciali, la più famosa delle quali è forse quella del vecchio compagno di avventure David Coverdale, che ripropone “Trouble”, title track dell’album inciso con i Whitesnake nel 1978, in una buona versione. Oltre a Coverdale, che dal vivo ormai ha la voce di un trombone sfiatato ma che in studio ci dà ancora dentro, compaiono artisti del calibro di Joe Bonamassa, Ian Paice e Don Airey, più personaggi meno noti al grande pubblico, ma che contribuiscono a rendere “Shine” un disco tanto ricco di contenuti quanto valido in ogni suo aspetto. Si comincia con “Linin’ Track”, un blues tradizionale che a volte è stato suonato dal vivo anche dagli Aerosmith. “Shine” non ha brani sbagliati o usati come riempitivi, ma su tutti spiccano l’energica “Kinda Wish She Would”, che richiama molto lo stile dei ZZ Top, la sensuale “Bad Blood”, guidata da voce femminile, e la title track, in cui l’ospite di riguardo è Joe Bonamassa. Meravigliosa poi la conclusione dell’album, con la leggerezza del pezzo strumentale “NW8”, preceduto dal blues serrato di “Hoxie Rollin’ Time”, che ci trasporterà immediatamente sulle rive del Mississippii. Stavamo scherzando sul discorso del pass alla Royal Albert Hall, ma non sul grande valore di Bernie Marsden né sul fatto che, almeno qui da noi, sia molto sottovalutato. Da non perdere assolutamente.

Voto recensore
8
Etichetta: Provogue Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Linin’ Track
02. Wedding Day
03. Walk Away
04. Kinda Wish She Would
05. Ladyfriend
06. Trouble
07. Who Do We Think We Are?
08. Bad Blood
09. Shine
10. Dragonfly
11. You Better Run
12. Hoxie Rollin’ Time
13. NW8


Sito Web: https://www.facebook.com/berniemarsdenofficial?fref=ts

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Stef

    Io i suoi dischi li compro e li apprezzo, lo seguo sin dal periodo dei whitesnake, è uno dei chitarristi che maggiormente hanno influenzato il mio playing, semplicemente my guitar hero e il suo ultimo lavoro Shine non ha un difetto, gran disco

    Reply

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