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Apocalyptica – Recensione: Shadowmaker

Sono passati cinque anni da “7th Symphony” e benché gli Apocalyptica non se ne siano stati con le mani in mano troppo a lungo (ricordiamo la recente celebrazione dal vivo dei classici wagneriani intitolata “Wagner Reloaded”), la curiosità di ascoltare un nuovo studio album dei maestri del “cello metal” era decisamente palpabile.

Inutile poi spendere troppe parole sulla biografia di un gruppo ben conosciuto, ci limitiamo ad osservare come i nostri, a metà degli anni’90 ebbero l’ottima idea di riproporre delle hit dei Metallica eseguendole soltanto con i violoncelli, creando una vera e propria costola del symphonic metal che da lì in poi avrebbe conquistato numerosi fan. I finlandesi seppero poi reinventarsi ogni volta proponendo cover di gruppi  differenti e pezzi propri, con l’aggiunta di novità come un batterista in formazione e svariati vocalist della scena hard’n’heavy (ma non solo) a fare da guest di lusso in brani che richiedevano il cantato.

E in questo senso “Shadowmaker”propone un cambiamento , ovvero un unico vocalist che interpreta la maggior parte dei brani (questa volta le tracce strumentali sono soltanto tre). Parliamo del bravo Franky Perez, ex chitarrista dei rockers Scars On Broadway, che ha lavorato con il gruppo incidendo tutte le linee vocali, imponendosi con il suo tono morbido e interpretativo. Non è ancora chiaro se Franky sia a tutti gli effetti un nuovo membro degli Apocalyptica, ma la band ha anticipato che sarà il cantante ufficiale in occasione dell’imminente tour.

Prodotto dal vincitore del Grammy Award Nick Raskulinecz (Foo Fighters, Mastodon), “Shadowmaker” ha le sonorità di un disco hard’n’heavy moderno che guarda con interesse alle generazioni che si sono avvicinate di recente a questo tipo di musica, ma il trademark creato da Eicca Toppinen e soci è perfettamente riconoscibile. Non lasciamoci trarre in inganno dal singolo “Cold Blood”, un brano arioso e dal refrain intrigante che flirta con un certo pop-rock. Per quanto il pezzo sia godibile, il meglio arriva subito dopo con la titletrack, che parte con garbo facendo salire sugli scudi l’interpretazione di Franky. A circa metà pezzo, i violoncelli si prodigano in uno stacco sinfonico dinamico e veloce tipicamente Apocalyptica, mentre sul finale la canzone si irrobustisce e i suoni si fanno pesanti e vicini a soluzioni al passo con i tempi.

Franky è un vocalist completo, capace di eseguire le ballad con trasporto (citiamo “Hole In My Soul” e l’intensa “Dead Man’s Eyes”) e offrire anche parentesi più aggressive, sfiorando il growl su “Come Back Down”. Il rischio è quello di rubare la scena ai tre violoncellisti, cosa che in effetti accade (ascoltate “Slowburn” e poi diteci). Le tracce strumentali ribadiscono la bontà delle esecuzioni dei finlandesi, forse ormai prigionieri di una formula sonora ben specifica, ma che continua a regalare emozioni, soprattutto nell’enfasi offerta dalla severa “Riot Lights”.

Un album che pur non fregiandosi del titolo di capolavoro fotografa una band in buona forma e inanella una serie di brani godibilissimi.

Voto recensore
7
Etichetta: Harmageddon Records | OMN Label Services

Anno: 2015

Tracklist:

01. I-III-V- Seed Of Chaos
02. Cold Blood
03. Shadowmaker
04. Slowburn
05. Reign Of Fear (Bonus Track)
06. Hole in My Soul
07. House Of Chains
08. Riot Lights
09. Come Back Down (Bonus Track)
10. Sea Song (You Waded Out)
11. Till Death Do Us Part
12. Dead Man’s Eyes


Sito Web: http://www.apocalyptica.com/en/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Silvia Metallara

    A me piacevano tanto gli apocalyptica, reflections è un gran disco, ma appena mettono qualcuno a cantare, tranne poche eccezioni, diventa una schifezza quasi pop o simil nu metal. Questo disco che è quasi tutto cantato, infatti, proprio non mi va giù

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