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Black Trip – Recensione: Shadowline

Ad un anno di distanza dall’ottimo “Goin’ Under”, tornano i Black Trip con il loro sound saldamente ancorato al passato (Thin Lizzy ma anche Iron Maiden), anche se stavolta si sentono in maniera più evidente – e non a caso – pure echi delle reinterpretazioni in salsa scan rock di quelle stesse sonorità, Gluecifer ed Hellacopters su tutti.

Meno ispirati ma più ruvidi rispetto all’esordio, i Black Trip forse fanno centro in meno occasioni lungo l’arco dell’album, da un punto di vista prettamente statistico, ma suonano in un certo senso più liberi, vedi la cascata di note della title track o il grido liberatorio di “The Storm”. Alcune reminiscenze NWOBHM ci sono ancora, vedi l’uso delle chitarre molto maideniano in un pezzo pure assolutamente personale come “Berlin Model 32” o l’incipit di “Clockworks”, anche questo fortemente debitore delle soluzioni melodiche à la Steve Harris. Più evidente il legame con gli anni Settanta, come si diceva in apertura, ma arriva pure qualche diversivo – pur sempre in un ambito prettamente vintage. In questo senso, merita segnalare l’intrigante liquidità della cupa “Rooms”, intermezzo strumentale ad effetto prima della marziale “Subvisual Sleep”.

Rispetto a “Goin’ Under” c’è da registrare qualche episodio non proprio brillante in scaletta, ma nel complesso anche “Shadowline” funziona e conferma i Black Trip come una realtà da tener d’occhio in un genere che sta diventando molto affollato.

Voto recensore
7
Etichetta: SPV / Steamhammer

Anno: 2015

Tracklist:

01. Die With Me
02. Danger
03. Shadowline
04. Berlin Model 32
05. Over The Worldly Walls
06. Clockworks
07. Rooms
08. Subvisual Sleep
09. Sceneries
10. The Storm
11. Coming Home


Sito Web: http://www.blacktrip.se/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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