George Lynch – Recensione: Shadow Train

Il 2015 è un anno particolarmente prolifico per i vari aspetti della carriera di George Lynch. Dopo l’esordio del suo progetto insieme a Michael Sweet, è ora il turno di un nuovo album solista (e non è ancora finita qui data l’imminente uscita del nuovo album dei Lynch Mob), che tra l’altro è un progetto ambizioso e pieno di particolarità. I brani contenuti in “Shadow Train” fanno infatti da colonna sonora a un documentario intitolato “Shadow Nation”, incentrato sulle tribolazioni e le difficoltà a cui viene sottoposta la popolazione nativa americana. George Lynch è non solo l’autore delle musiche, ma anche il protagonista del documentario, colui che viaggia attraverso gli Stati Uniti indagando le condizioni di vita dei nativi, mettendo l’accento sulle loro difficoltà di vita, che coinvolgono gravi problemi di salute e un’alta percentuale di popolazione al disotto della soglia di povertà. Questo lavoro, un doppio album che contiene in tutto una ventina di brani, è quindi un progetto ambizioso non tanto per la complessità dei pezzi, quanto per il loro significato emotivo, e ci mostrano in un certo senso un aspetto particolare della personalità di Lynch, sensibile a problematiche profondamente radicate nella cultura nordamericana, che spesso viene tratteggiato come uomo scontroso, di poche parole e dal litigio facile. È questo forse l’aspetto più particolare di “Shadow Train”, che per il resto contiene brani molto diversi fra loro, che oscillano fra il rock blues e l’hard rock moderno, con tanto di parti recitate, rap e riff da metal moderno; tutti però contengono una sorta di disperazione di fondo e da tutti traspare un senso di angoscia generale, fomentato soprattutto dalla voce del cantante Gregg Analla, scelto per l’occasione e capace non tanto di virtuosismi tecnici ma di un grande trasporto emotivo. L’album di per sé è interessante perché mostra George Lynch non più sotto l’aspetto del chitarrista virtuoso (anzi, di virtuosismi ce ne sono veramente pochi), ma più come un artista sensibile con i piedi saldamente ancorati a terra e attento ai problemi degli ultimi, del mondo reale. Certo, ascoltare l’album dopo avere visto il documentario aiuterebbe di sicuro a capirne in pieno la profonda sensibilità.

Voto recensore
7
Etichetta: Rat Pak Records

Anno: 2015

Tracklist:

Disc 1:
01. Vulture
02. Currency of Lies
03. Power and Resistance
04. Now It’s Dark
05. Vulture (Slight Return)
06. I Am Weapon
07. Ghost
08. White Clay
09. Fight No More

Disc 2:
01. Believe
02. Blinded
03. Fallen
04. Glitter
05. Prayer Mechanism
06. Sioux Wake Up
07. Trail of Tears
08. Under A Crooked Sky
09. World on Fire


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/George-Lynch/25017378944?fref=ts

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