Abhor – Recensione: Ritualia Stramonium

“Ritualia Stramonium” (i dettagli) è il sesto e atteso studio album dei padovani Abhor, band che in quasi vent’anni di carriera ha perpetuato un concetto di black metal legato alla tradizione con assoluto rigore, chiamandosi fuori da evoluzioni musicali e tendenze sonore. Indissolubilmente legati ai concetti di attitudine e coerenza voluti dalla nicchia più intransigente del movimento black metal, gli Abhor sono però riusciti a suonare sempre interessanti e sopra le righe, forti non solo di un ottimo mestiere, ma anche di una capacità non comune di comporre brani pregni di mistero e grandiosità.

Il black metal d’antan di “Ritualia Stramonium” non si allontana assolutamente da questo sentiero solidamente battuto e fin dalla copertina dai caratteri magico/esoterici si evince il carattere tradizionale del lavoro che non presenta differenze rimarchevoli rispetto al precedente e altrettanto valido “Ab Luna Lucenti, Ab Noctua Protecti” (la recensione). I brani che compongono l’ascolto alternano momenti di feralità dove i nostri premono sulla velocità di esecuzione (pur stemperata dalla tecnica individuale), ad altri incentrati sul mid tempo, spesso retto da una melodia solenne capace di arrivare sottopelle nonostante la natura spaventosa e disturbante che la caratterizza. In questo senso notiamo come un organo profondo e oscuro ritagli ampi cammei (diventando assoluto protagonista nell’outro “Requiem For Errans Infernorum”) irrorando i brani di ulteriore grandeur, senza sminuire, anzi rafforzando, la natura maligna del platter.

Varrebbe la pena soffermarsi su ogni singolo brano poichè tutto il lavoro è interessato da un alone suggestivo, da sensazioni sepolcrali e drammatiche che ben poche band legate ai crismi più integerrimi del black metal possono riproporre con tale maestria. Dovendo scegliere, mossi anche dal gusto personale, vogliamo citare “Diabolus Est Qui Id Invocat” suggestiva nel suo incedere sfumato e pregiata dalla prova del vocalist Ulfhedhnir (che si prodiga in un ululato che pare arrivare dagli Inferi) e ancora “I…The Witch”, guidata dal pulsante basso di Kvasir e pregna di teatralità. Una menzione a parte la meritano poi le ottime “Circle Of Stones” e “The Chant Of The Owl”, due pezzi intensi e retti da una melodia epica in forza anche del lavoro svolto dalle tastiere. La seconda presenta un finale sui generis e per certi versi accostabile a sonorità neofolk, con impressioni oniriche scaturite da percussioni e arpeggi.

La fiamma del black metal old school rivive tra le note di “Ritualia Stramonium”, nuova testimonianza di un validissimo collettivo italiano.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Moribund Records

Anno: 2015

Tracklist:

01.  Between Flames And Moon
02.  Diabolus Est Qui Id invocat
03.  De Exorcismis Et Supplicantionibus Quibusdam
04.  I…The Witch
05.  Soul’s Poison
06.  Circle Of Stones
07.  The Chant Of The Owl
08.  Wine Of Sabbath
09.  Requiem For Errans Infernorum


Sito Web: http://www.legioneocculta.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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