Antropomorphia – Recensione: Rites ov Perversion

Gli Antropomorphia sono una band che si può tranquillamente definire storica, vista la nascita datata 1989, ma allo stesso tempo un’attività molto diluita nel corso degli anni e le mille difficoltà hanno fatto si che questo nuovo “Rites ov Perversion” sia di fatto solo il terzo disco intero addebitabile alla discografia della band.

Come già sufficientemente spiegato per il disco precedente (qui la recensione) gli Antropomorphia non hanno nessuna intenzione di portare avanti un discorso innovativo, ma si pongono l’obiettivo di proporre con competenza e cuore quanto di più classicamente definibile death metal.

Non stupisce quindi che tutto ciò che è stato detto per “Evangelivm Nekromantia” sia di fatto ripetibile per questa nuova uscita: ritroviamo infatti la stessa miscela di parti cadenzate e riffing aggressivo, le stessa vocals profonde, la stessa struttura pachidermica del suono. Di buono c’è che l’insieme appare ulteriormente migliorato, sia per ciò che riguarda la qualità delle singole tracce, sia per la resa sonora, ancora più potente e corposa.

Brani come la scurissima “Inanimatus Absqui Anima”, la tagliente “Temphioth Workings” o la martellante e groovy “Morbid Rites” non dicono assolutamente nulla di nuovo, ma hanno comunque la forza espressiva per tenervi incollati all’ascolto.

Un risultato che non può onestamente far gridare nessuno al miracolo, ma che per tanti amanti del genere sarà in ogni caso una bella scoperta. Se siete tra quelli che stravedono per Bolt Thrower, Obituary, primi Death, Asphyx, etc… molto probabile che gli Antropomorphia facciano al caso vostro.

Voto recensore
7
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Temphioth Workings
02. Carved to Pieces
03. Inanimatus Absqui Anima
04. Crowned in Smoldering Ash
05. Nekrovaginal Secretions
06. Gospel ov Perversion
07. Morbid Rites
08. Tevfelskvnst
09. Open Casket (Death Cover)


Sito Web: https://www.facebook.com/AntropomorphiA/i

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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