White Empress – Recensione: Rise Of The Empress

Symphonic Black Metal con qualche sprazzo di elettronica messo qua e là, una evidente influenza Cradle Of Filth, buona produzione ma nulla di eccezionale, questi sono i White Empress. Perché il riferimento alla band di Dani Filth? Semplicemente perché il mastermind di questa nuova formazione è Paul Allender, ex chitarrista e compositore della band del Suffolk, ma vede and la partecipazione, tra gli altri, di Chela Harper, ex bassista dei Coal Chamber, il chitarrista Jeremy Kohnmann degli Awakening, il batterista Zac Morris, che tra le varie formazioni cui ha preso parte ci sono gli Ugly Kid Joe, mentre alla voce troviamo Mary Zimmer dei Luna Mortis.

Rispetto alla ben più blasonata band di provenienza, nel sound dei White Empress si nota sicuramente una maggiore propensione per l’elettronica e l’aspetto sinfonico in generale, mantenendo comunque intatto il songwriting di Paul, con un riffing serrato ed armonioso, efferato nelle parti più aggressive e più arioso nelle aperture melodiche.

La sensazione che pervade “Rise Of The Empress” è quella di magnificenza ed epicità, l’uso delle tastiere contribuisce ad alimentare l’atmosfera sinistra evocata sia dalle chitarre che dalle vocals, non sempre azzeccate, di Mary Zimmer, soprattutto nelle parti più pestate.

I cori dell’opener “Rise Of The Empress” trascinano immediatamente l’ascoltatore in atmosfere fatte di immagini orrorifiche, in un minuto vengono calate le carte in tavola: ecco che tutti gli elementi citati in precedenza irrompono prepotentemente, così appare evidente di essere all’ascolto di una creatura figlia dei Cradle, sensazione che si ripete nella successiva “The Congregation”, così come nell’incipit di “A Prisoner Unleashed” (ascolta qui il brano). Gli elementi elettronici di “Darkness Encroaching” (guarda qui il video) distolgono in parte l’orecchio da queste somiglianze evidenti, del resto, essendo stato Paul una delle menti compositive dei Cradle Of Filth, è impossibile riuscire a creare qualcosa che non sia derivativo, rimanendo all’interno dello stesso filone musicale. In “Sven’s Tower” l’album comincia a prendere forma, mettendo maggiormente in risalto gli strumenti tradizionali rispetto alla controparte elettronica, ottime in questo caso le accelerazioni di batteria ed il passaggio molto groovy nel mezzo della traccia.

Gli amanti di Cradle Of Filth, Dimmu Borgir et similia troveranno “Rise Of the Empress” un buon passatempo, ma nulla di più, non aggiungendo altro a quanto non sia stato già detto dai mostri sacri testé citati.

Voto recensore
6
Etichetta: Peaceville Records

Anno: 2014

Tracklist:

1. Rise Of The Empress
2. The Congregation
3. A Prisoner Unleashed
4. Darkness Encroaching
5. Sven’s Tower
6. Erased And Rewritten
7. The Ecstatic And The Sorrow
8. Dethroned
9. Obsession With The Empress (Human To Divine)
10. Ours To Burn
11. Exile (The Empress Returns)
12. Fall Of The Old Guard


Sito Web: http://www.whiteempress.com/

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