Motor Sister – Recensione: Ride

I Motor Sister sono la classica band che nasce per divertimento e passione. Due parole a cui troppo spesso la critica musicale non da il giusto peso, impegnata a ricercare novità ormai quasi impossibili all’interno dei generi codificati o ad appassionarsi ad una nicchia qualsiasi elevandola a verbo dell’underground.

In questo caso si può invece parlare di un disco nato completamente sull’onda dell’entusiasmo, le cui radici partono addirittura da una festa di compleanno, quella per Scott Ian, a cui viene invitato a suonare proprio Jim Wilson, leader degli ormai sciolti Mother Superior (band molto amata dallo stesso Ian e che ha accompagnato per anni Henry Rollins come back-live).

Parte da qui l’idea di rimettere mano alle vecchie song e creare una nuova super formazione che potesse rinverdire la proposta dei vecchi Mother Superior. La line-up viene così completata da una base ritmica di tutto rispetto: Joey Vera e John Tempesta. E risultato finale è ora ascoltabile in questo “Ride”.

Come potete immaginare la differenza principale dalle vecchie versioni si può rintracciare nella maggiore potenza portata da musicisti provenienti da esperienze più metal oriented rispetto a quelli di un tempo, mentre ci sentiamo di esprimere qualche piccola perplessità sulla voce dello stesso Jim, visto che forse proprio il contesto più hard meno si adatta alle caratteristiche del nostro.

Nell’insieme siamo però di fronte ad un lavoro che fa la sua bella figura e che centra perfettamente l’obiettivo preposto di portare nuovamente alla luce la musica di una band che forse avrebbe già all’epoca meritato maggiore attenzione (soprattutto se pensiamo a quanto in questi anni la miscela tra hard, tradizione blues e american rock sia stata rivalutata a livello di mainstream).

Se volete ascoltarvi una manciata di canzoni dal sapore classico e dall’impatto assicurato un disco come “Ride” fa al caso vostro. Tanto per cominciare da qualche parte vi diciamo che le nostre preferite sono “This Song Reminds Me Of You”, “Head Hanging Low”, la tagliente “Pretty In The Morning” e la brillante e parzialmente acustica “Devil Wind”. Buon ascolto!

 

 

 

Voto recensore
7
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. A Hole
02. This Song Reminds Me Of You
03. Beg Borrow Steal
04. Fool Around
05. Get That Girl
06. Head Hanging Low
07. Fork In The Road
08. Little Motor Sister
09. Pretty In The Morning
10. Whore
11. Doghouse
12. Devil Wind


Sito Web: https://www.facebook.com/motorsister

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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