The Wildhearts – Recensione: Renaissance Men

Sono passati dieci anni da “Chutzpah!”, ultimo lavoro in studio degli Wildhearts, band leggendaria in patria e troppo poco conosciuta nel continente, che non ha mai apprezzato abbastanza la straordinaria capacità di fondere melodie di stampo beatlesiano e schitarrate figlie dell’hard rock e del metal più ruvido. In questi dieci anni, l’infaticabile frontman Ginger ha continuato per nostra fortuna a tradurre in album la sua celeberrima dichiarazione che “scrivere canzoni è la cosa più facile del mondo”: una carriera prolifica, da solista e con i vari progetti che ha messo in piedi o di cui si è messo a servizio, quasi sempre di grandissimo livello.

L’attesa per il ritorno con la band madre, però, era tanta e non viene delusa. Varrebbe il prezzo d’acquisto già il fantastico tour de force dell’opener “Dislocated”, un alternarsi senza soluzione di continuità di riff veloci e rabbiosi e rallentamenti intrisi di ipnotica melodia, di attacchi ruvidi, quasi violenti, e attese sognanti. “Let ‘Em Go” è un anthem fatto apposta per essere cantato a squarciagola, e si vola anche con la title track, a tratti irresistibilmente trotterellante e a tratti gloriosa, manifesto del ritorno in grande stile degli Wildhearts: “Back in your face again, we’re the Renaissance Men/You need us around, you can’t keep a good band down”. In generale, “Renaissance Men” fila via che è un piacere, e si respira il piacere di ritrovarsi: un discorso che vale senza dubbio per noi umili ascoltatori di nuovo alle prese con un album della band britannica ma che traspare pure rispetto ad un ritrovato amalgama della line-up classica formata da Ginger, CJ, Ritch Battersby e Danny McCormack, quest’ultimo ancora in recupero dopo l’amputazione della gamba destra avvenuta nel 2015 in seguito ad un aneurisma. 

Un piccolo capolavoro è “Diagnosis”, nella costruzione melodica e nel rabbioso attacco alle lacune degli istituti che si occupano di salute mentale in Inghilterra: un pezzo che suona autobiografico e liberatorio, prima della cavalcata che caratterizza la seconda metà dell’album, inaugurata dalla  furia che anima un pezzo come “My Kinda Movie”, essenza di ciò che accomuna il punk ai Motörhead. La scanzonata “Little Flower”, scritta da CJ, e la leggera “My Side Of The Bed” sono i pezzi più solari e ottimisti, pur in maniera decisamente personale. 

Tra capacità di scrivere e suonare grande musica, ironia dissacrante, passione contagiosa e sense of humour tipicamente british (uno dei motivi del minore appeal fuori dalla terra d’Albione), “Renaissance Men” è un lavoro da vivere e ascoltare dall’inizio alla fine. 

Voto recensore
8
Etichetta: Graphite Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Dislocated 02. Let ‘Em Go 03. The Renaissance Men 04. Fine Art Of Deception 05. Diagnosis 06. My Kinda Movie 07. Little Flower 08. Emergency (Fentanyl Babylon) 09. My Side Of The Bed 10. Pilo Erection
Sito Web: http://www.thewildhearts.com/

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