Judas Priest – Recensione: Redeemer Of Souls

I Judas Priest raggiungono i quarant’anni di carriera e forti di un’esperienza incredibile sfornano con “Redeemer Of Souls” un album dalle molteplici sfaccettature che forse non renderà felice alla follia nessuno ma che allo stesso tempo propone quanto di meglio i nostri sanno fare, unendo quasi tutti gli stili che gli inglesi hanno vissuto/proposto durante la loro lunga militanza.

Il precedente doppio album “Nostradamus” (2008) non aveva riscosso un successo planetario e non erano mancate critiche pepate all’approccio eccessivamente cupo e cadenzato dei brani. Questo sound lo ritroviamo in pezzi come “Secrets Of The Dead” (track fin troppo tronfia e pesante); si tratta di canzoni dal ritmo cadenzato in cui la potenza vocale di Halford non esplode a vantaggio di un’interpretazione che non convince in pieno.

Il meglio del CD è rappresentato da quei brani più tosti e taglienti che presentano la coppia di chitarre Tipton/Ritchie Faulkner (che troviamo per la prima volta in un full length dopo la fine del sodalizio con K. K. Downing) e Rob Halford in grande spolvero. Parliamo ad esempio di “Battle Cry”, track poderosa caratterizzata da un riffing eccelso e da linee vocali in crescendo che permettono al singer metal per eccellenza di tornare ai massimi livelli.

Altro pezzo che ci consegna i Judas migliori è “Metalizer”, un vero e proprio inno al metallo che pone ancora sugli scudi un ottimo Rob Halford ed anche Scott Travis, che finalmente può sfogarsi un po’ di più al drum kit; il bridge è da brividi e gli assoli di chitarra sono all’altezza della fama del gruppo.

Nella tracklist abbiamo poi una serie di brani che ci ricordano l’approccio anni ’70 e ‘80 dei nostri, come ad esempio la rock/blues-oriented “Crossfire” (non uno dei pezzi più riusciti) o il classico melodic anthem “Down In Flames” caratterizzato da una buona prestazione di Halford (senza strafare) ed una ritmica mai eccessiva che ci ricorda i brani più patinati dei nostri.

Non mancano inoltre pezzi di grande spessore epico come la potente “Halls Of Valhalla” (qui anche i Judas si fanno attrarre dalle tematiche vichinghe) o la trascinante “ Sword Of Damocles”, in cui il drumming di Travis diventa ancora una volta determinante per sottolineare l’incisività del riffing.

A conti fatti i brani meno attraenti sono, oltre a quelli già citati, alcuni fra i primi proposti come ad esempio la scialba “March Of The Damned”, cadenzatone poco ficcante che propone un Halford fuori forma.

Se consideriamo poi che i Judas Priest presentano, oltre alla versione normale, anche una limited edition con ben cinque pezzi in più possiamo affermare che di fronte a tanta abbondanza ogni vecchio e nuovo fan del gruppo troverà senza dubbio un buon numero di canzoni che saranno in grado di soddisfarlo.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Sony Music

Anno: 2014

Tracklist:

01. Dragonaut
02. Redeemer Of Souls
03. Halls Of Valhalla
04. Sword Of Damocles
05. March Of The Damned
06. Down In Flames
07. Hell & Back
08. Cold Blooded
09. Metalizer
10. Crossfire
11. Secrets Of The Dead
12. Battle Cry
13. Beginning Of The End

Bonus tracks in the limited deluxe edition:

14. Snakebite
15. Tears Of Blood
16. Creatures
17. Bring It On
18. Never Forget


Sito Web: http://www.judaspriest.com

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Mauro Simone

    bell’album mi è piaciuto molto pezzi molto abbastanza belli che godono di un buon riffing, alcuni pezzi sottotono con riff troppo cadenzati ed inutili
    voto:80

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  2. Manuel Andreotti

    Voto 4! Mastering indecente (il suono della batteria è imbarazzante). Halford veramente pessimo…4/5 pezzi decenti e sono quelli che ha citato Leonardo. Rimetto su British Steel che è meglio…

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  3. Andrea

    certo che è strano… su Rock Hard vedo un 4, qui un 7,5… a sto punto mi sa che devo proprio ascoltarlo per farmi un’idea!

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  4. Giovanni Messere

    Grande ritorno per i Metal Gods.

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