Steel Prophet – Recensione: Omniscient

Dopo dieci anni di assenza e con la lieta notizia del rientro in formazione di un singer dotato e personale come Rick Mythiasin, gli americani Steel Prophet tornano a farsi sentire e lo fanno dando alle stampe un lavoro non canonico che vuole presentarsi come un’evoluzione di quanto fatto con le ultime, non certo esaltanti, uscite.

Omniscent” è infatti una raccolta di song molto eterogenee ed elaborate, che mantengono saldo il contatto con lo stile classicamente power della band (stiamo parlando della corrente made in Usa del filone), ma cercano, in alcuni momenti, di evolvere verso sonorità più ricercate, solo marginalmente definibili progressive.

Come prevedibile tale scelta presenta alcune oggettive difficoltà e diventa a tratti una sfida che ci pare la band non riesca del tutto a superare, finendo con il creare passaggi strumentali e, soprattutto, linee vocali di scarsa digeribilità che non sempre si adattano alla struttura base del genere.

In questi casi il confine tra il pezzo estroso e personale, e quello troppo ostico o difficile, appare assai labile, e gli Steel Prophet viaggiano spesso sul filo del rasoio, rischiando di dilungarsi e perdere così di vista l’impatto, che in fin dei conti resta l’obiettivo di chi confeziona un lavoro con chitarre taglienti e vocals potenti.

Le song sono fin troppe diverse tra loro, forse un lascito obbligatorio dei tani anni di inattività, e si passa dalla più canonica “Trickery Of The Scourge” (che pare quasi un outtake da “Book Of The Dead” e assomiglia non poco a “Tragic Flaws”), alla tirata “The Tree Of Knowledge” (il video), fino a tracce fuori dagli schemi come “Through Time And Space” e la stravagante (ma non molto riuscita) “Alien, Spaceships adn Richard M. Nixon”. A metà si piazzano forse i brani migliori, come la armonicamente complessa, ma non troppo, “Funeral For Art”, che ci pare decisamente accostabile a quanto fatto gli Iced Earth negli ultimi dischi, ma pure la corposa “911” o alla straniante coppia “Transformation Staircase/1984(Gerorge Orweel Is Rolling In His Grave)”.

In ogni caso “Omniscent” è un lavoro che brilla per coraggio e veracità, e come tutti le opere d’arte sincere riesce ad affascinare e comunicare emozioni. Con qualche piccola riserva, del tutto personale, ma ci sentiamo infine di promuoverlo.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Cruz Del Sur Music

Anno: 2014

Tracklist:

01. Trickery Of The Scourge
02. When I Remake The World (A Key Flaw)
03. 911
04. Chariots Of The Gods
05. The Tree Of Knowledge
06. 666 Is Everywhere (The Heavy Metal Blues)
07. Oleander Deux
08. Aliens, Spaceships And Richard M. Nixon
09. Through Time And Space
10. Funeral For Art
11. Call Of Katahdin
12. Transformation Staircase
13. 1984 (George Orwell Is Rolling In His Grave)


Sito Web: https://www.facebook.com/SteelProphet

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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