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Nickelback – Recensione: No Fixed Address

Tra i primi gruppi post grunge a passare alla cassa (ad oggi sono oltre 20 milioni gli album venduti), con il successo planetario del tormentone “How You Remind Me”, i canadesi Nickelback arrivano al traguardo dell’ottavo album (il primo per Republic Records dopo lo split con Roadrunner) e lo fanno proponendo la stessa musica, senza però azzeccare il chorus memorabile.

Qualche cenno di aggressività nell’opener “Million Miles An Hour” viene levigato dalla produzione di Chris Baseford che smussa le asperità per rendere il prodotto digeribile a tutti i palati, fin dalla rabbia solo apparente del banale singolo “Edge Of A Revolution”. Tutti sono liberi di prendere le proprie direzioni musicali, per carità, alla fine si giudica l’efficacia, ma questa purtroppo non c’è se non sporadicamente, vedi la sincopata (tra i credits anche il rapper Jacob Kasher) “What Are You Waiting For?” e “Make Me Believe Again”, nelle quali almeno viene dato libero sfogo a melodie accattivanti. Perfino la voce di Chad Kroeger è meno profonda che in passato e si perde nella superficiale ordinarietà dei brani, alcuni al limite dell’imbarazzante (“She Keeps Me Up” e “Got Me Runnin’ Round” sono francamente troppo anche per il fan più sfegatato). Da salvare l’urgenza di “The Hammer’s Coming Down” e qualche intuizione melodica che rimane a testimonianza delle effettive capacità della band.

Qualcuno potrà giudicare positivamente le numerose contaminazioni, ma l’impressione è che i Nickelback facciano confusione cercando di mettere troppi ingredienti, e la dose minima di chitarre è solo uno dei motivi per cui “No Fixed Address” non funziona.

Voto recensore
5
Etichetta: Republic Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Million Miles an Hour
02. Edge of a Revolution
03. What Are You Waiting For?
04. She Keeps Me Up
05. Make Me Believe Again
06. Satellite
07. Get ‘Em Up
08. The Hammer’s Coming Down
09. Miss You
10. Got Me Runnin’ Round
11. Sister Sin


Sito Web: http://www.nickelback.com/

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. MARK HUGE

    mmmhh….eccetto la lprima traccia tutto il resto è di una noia mortale, questi non azzeccano un disco da dark horse!!!!

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  2. Giulio B

    Salvo solo il lento “Satellite” per il resto è un cd imbarazzante. lontano anni luce da “All The Right Seasons” e soprattutto “Dark Horse”
    L Influenza di Avri ha snaturato Chad?? Mistero
    Voto 5

    Reply

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