Thy Catafalque – Recensione: Naiv

Tamás Kátai avrà mai pace?

Il suddetto, oltre ad essere un fotografo, è anche polistrumentista e la mente dietro al suo progetto solista, Thy Catafalque. Quale sia lo stile prevalente del progetto, non è mai stato chiarito: partì come un clone di Burzum con “Sublunary Tragedies”, si fece più complesso con “Microcosmos”, cercò di trovare un punto di equilibrio tra psichedelica e gothic metal con “Rengeteg” e si stabilì come un connubbio tra metal, gothic rock ed elettronica con i successivi. In tutti i casi, gli ascoltatori si sono trovati di fronte a  dei macigni molto pesanti a base di atmosfera, arrangiamenti, ritmiche potenti e progressivamente più lente e tastiere nebulose, ma il tutto andava sempre a spese del songwriting,  talmente incerto e povero di melodie da sembrare improvvisato.

Apre le danze “A bolyongás ideje”, un pezzo sparato con arpeggi, palm-muting e controtempi: non è esattamente una gran bellezza, e viene anche eclissata dalla successiva “Tsitsushka”, dove l‘amore di Kátai per i Fields of the Nephilim si avverte fin da subito, nonostante la presenza di un sassofono. A seguire abbiamo una cantilena in chiave minore (“Embersólyom”), un interludio (“Számtalan színek”), una cavalcata spedita in stile ultimi Nightwish (“A valóság kazamatái”) e un momento a base di flauti campionati e pedali che strizzano l’occhio al trip hop (“Kék madár (Négy kép)”), tutti e tre quasi del tutto strumentali. Le ultime tre tracce sono una canzone atmosferica che riprende le influenze tipiche del progetto (“Napút”), un’altra più aggressiva e ribassata che flirta col death metal (“Veto”) e un altro muscoloso up-tempo finale (“Szélvész”).

Thy Catafalque non è esattamente un esempio di genio compositivo, poiché si fa fatica sentire musica così basata su tanti effetti e poca melodia. Alcune idee cominciano a diventare ripetitive, rendendo “Naiv” uno dei peggiori dischi pubblicati dal progetto dopo il secondo. Si può dare la sufficienza perché non è assolutamente paragonabile alla terribile deformazione subita dagli Arcturus dell’ultimo album, ma è un segnale per l’ascoltatore: nessuna avanguardia qui, solo cattivo assemblaggio.

Etichetta: Season of Mist

Anno: 2019

Tracklist: 01. A bolyongás ideje 02. Tsitsushka 03. Embersólyom 04. Számtalan színek 05. A valóság kazamatái 06. Kék madár (Négy kép) 07. Napút 08. Veto 09. Szélvész

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