Code – Recensione: MUT

Il disco del cambiamento definitivo. Se il precedente “Augur Nox” (la recensione), vedeva i britannici Code, per quanto ormai indirizzati verso uno specifico sentiero, ancora legati all’immaginario black metal che li aveva generati, il quarto album “MUT” (i dettagli), mischia le carte in tavola e porta i nostri ad esplorare i lidi del progressive a tutto tondo, unito a malinconici innesti post rock di nordica memoria.

La nuova prova sulla lunga distanza del five-piece londinese concede poco o nulla alla musica estrema, percepibile in verità solo in una registrazione cupa e riverberata delle chitarre di Aort e Andras, che accompagna comunque bene gli scenari introspettivi dipinti dai nostri. “On Blinding Larks” apre le danze con il suo incedere dinamico ma al tempo stesso crepuscolare. Notiamo subito come la nuova pelle non muti poi molto il modus operandi a cui il gruppo ci aveva abituati nella discografia recente, ovvero il proporre dei brani molto curati dal punto di vista estetico, dotati di una melodia portante efficace (per quanto mai troppo easy) e strutture che evidenziano l’ottima tecnica individuale senza risultare indigeribili o inutilmente compiacienti.

Ecco dunque che brani come “Dialogue”, dotata di un marcato corpo acustico, la successiva e squisitamente metallica “Affliction”, “Inland Sea” (introdotta dalla batteria sempre robusta di LORDt), o ancora la più articolata “Numb, An Author”, finiscono per essere gradevoli senza rinunciare a vesti eleganti e a una volontà di ricerca in campo musicale che segna le nuove necessità artistiche dell’ensemble. In questo insieme, notiamo come la voce di Wacian si adagi su tonalità acute prossime ad alcuni interpreti di power metal, senza però tralasciare momenti di assoluto intimismo nè di aggressività (la citata “Affliction”), escludendo però questo volta il suo acidulo screaming.

Tali mutazioni fisiologiche si sa, debbono essere prese con un buon equilibrio tra entusiasmo e distacco. A nostro vedere “MUT” è senza dubbio un album maturo e ricco di spunti positivi, tuttavia foriero di idee di certo non inedite. Inoltre, il rischio di spiazzare l’abituale utenza della band è dietro l’angolo. Eppure, questa interpretazione del progressive metal, ruvida e priva di pesanti orpelli, è indubbiamente ricca di fascino.

Voto recensore
7
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2015

Tracklist:

01.  On Blinding Larks
02.  Undertone
03.  Dialogue
04.  Affliction
05.  Contours
06.  Inland Sea
07.  Cocoon
08.  Numb, An Author
09.  The Bloom In The Blast


Sito Web: https://www.facebook.com/codeblackmetal

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Alberto Capettini

    Bell’album!!! Ovviamente la deriva che hanno preso non può che farmi piacere…

    Reply

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