Sopor Aeternus & The Ensemble Of Shadows – Recensione: Mitternacht

Ormai Anna-Varney Cantodea ci ha abituati a una nuova opera a cadenza annuale, un evento che di per sè non passa inosservato e dimostra la necessità dell’artista tedesca di dare voce alle ombre che popolano il suo mondo. E’ sempre un piacere poter ascoltare qualcosa di nuovo dei Sopor Aeternus, ma è altrettanto vero che una produzione negli ultimi tempi così prolifica, ha come scoperto alcuni nervi nella magia di quel sound così unico.

Non fraintendiamoci, “Mitternacht” è un album saldamente sopra la media, per quanto non regga il paragone con le principali opere del passato (noi continuiamo a preferire capolavori come i due capitoli di “Dead Lover’s Sarabande” e “Songs From The Inverted Womb”). Nel nuovo episodio trionfa il torpore come di consueto, quei suoni terribili e tristi resi poesia dall’arte della trans gender. Non un raggio di sole filtra da questa cappa oscura e soffocante e se da Anna è lecito aspettarsi tutto ciò, dobbiamo constatare come le canzoni siano questa volta meno dinamiche e strutturate in modo più similare, venendo a mancare quei lampi di genio, talvolta anche sardonici e crudi che hanno reso le Ombre qualcosa di unico al mondo.

Anna continua ad amare le cover, ben tre, sebbene le sue destrutturazioni siano tali che risulta difficile trovare delle continuità con la versione originale (“Bang-Bang” parla per tutte) e nei pezzi neonati prendiamo atto di come siano ore le tastiere e suoni più intimi ad essere totali protagonisti, senza troppe di quelle divagazioni che ci hanno fatto amare il gruppo tedesco, mentre la voce è sempre al di fuori da ogni schema ma più continua e costantemente su toni dimessi. Basta urla di rabbia, basta subdole risate, basta momenti chiassosi e fuorvianti.

Un ascolto “normale” sotto alcuni aspetti, un termine che forse non si addice ai Sopor Aeternus. Tolto questo sassolino, dobbiamo però riconoscere come l’introspezione silente che regna in “Mitternacht” finisca per intrigare e cullare l’ascoltatore, trovando per altro dei picchi interessanti in occasione di “La Prima Vez”, rilettura di una canzone sefardita che possiede un romanticismo disperato, la più dinamica “It’s Just My Sadness” e la conclusiva “Miniature”, splendida suite di arrendevole bellezza dove ritroviamo l’indimenticato connubio tra fiati ed archi.

“Mitternacht” è un buon ascolto nonostante tutto, ma non più un nero incantesimo. Eppure il giocattolo di Anna continua a funzionare.

Voto recensore
7
Etichetta: Apocalyptic Vision

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Mitternacht
02.  Beautiful
03.  La Prima Vez
04.  Bang-Bang (Sonny Bono)
05.  The Boy Has Built A Catacomb
06.  Carnival Of Souls (Verne Langdon)
07.  Confessional
08.  Under His Light
09.  You Cannot Make Him Love You
10.  Under His Light
11.  Into The Night (Angelo Badalamenti, David Lynch)
12.  It's Just That My Sadness
13.  Under His Light(2)
14.  Miniature


Sito Web: http://www.soporaeternus.de/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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