Robert Plant and The Sensational Space Shifters – Recensione: Lullaby… And The Ceaseless Roar

Un’esperienza a metà fra il misticismo e il calore della tradizione folk, passando per schegge di elettronica dosate con sapienza e in perfetta armonia: questo e molto altro è “Lullaby And The Ceaseless Roar”, nuovo parto discografico del sempre sorprendente Robert Plant. Che continua a percorrere nuove strade, nuove direzioni, nuove contaminazioni, con l’unico comune denominatore di una voce inconfondibile e dell’aura di familiarità che il cantante riesce a conferire a qualsiasi brano. In questo caso, definisce la nuova proposta musicale “a celebratory record, powerful, gritty, African, Trance meets Zep”. Si tratta probabilmente della miglior definizione possibile per un lavoro difficile da inquadrare, dove ulteriori possibili termini di paragone possono essere Bjork e le atmosfere del trip hop. A conferma di un artista che non ha paura di rimettersi in gioco, di aprirsi alle contaminazioni, all’elettronica, alla world music, lontano anni luce dai cliché di chi ripete se stesso all’infinito pur di non deludere i fan.

Un inizio quasi soffuso, con “Little Maggie”, per poi lasciar risplendere le melodie di “Rainbow” e le sinuosità di “Pocketful Of Golden”. e dilatare la palpitante malinconia di “Embrace Another Fall”, uno dei momenti più emozionanti dell’intero album anche grazie al prezioso intervento di Julie Murphy, interprete di un verso da una canzone gallese del quindicesimo secolo. “Lullaby And… The Ceaseless Roar” è un lavoro che, ancor più di altri tasselli della sua discografia, mette a nudo l’anima e la fragilità di Plant, in bilico fra intimismo e universalità di messaggi ed emozioni senza tempo. Ne è emblema la dolcissima “A Stolen Kiss”, costruita sulla sobria intensità delle note del pianoforte. Pure le più leggere “Somebody There” e “Poor Howard”, anche per contrasto al calore di “House Of Love”, contribuiscono all’efficacia di un album capace di ammantare e sedurre come non accade tanto spesso, e di crescere ascolto dopo ascolto.

Ad accompagnare Plant, che si è occupato anche della produzione, la sua band del momento, pur costruita a partire dalla Strange Sensation: i Sensational Space Shifters ovvero Justin Adams (chitarra, voce, djembe, bendir), John Baggott (tastiere, piano, voce, moog bass),  Juldeh Camara (kologo, riti), Billy Fuller (basso, contrabasso omnichord), Dave Smith (batteria e percussioni), Liam “Skin” Tyson (banjo, chitarra, voce). Il risultato è un caleidoscopio di sonorità ed emozioni, a tratti capace di mettere la pelle d’oca per intensità di interpretazione. Lontano, sempre più lontano dall’hard rock come pure dal rock, ma pur sempre di immenso valore.

Voto recensore
8
Etichetta: Nonesuch Warner Bros

Anno: 2014

Tracklist:

01. Little Maggie
02. Rainbow
03. Pocketful of Golden
04. Embrace Another Fall
05. Turn It Up
06. A Stolen Kiss
07. Somebody There
08. Poor Howard
09. House of Love
10. Up on the Hollow Hill (Understanding Arthur)
11. Arbaden (Maggie’s Babby)


Sito Web: http://robertplant.warnerreprise.com/eu/

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