Deep Purple – Recensione: Long Beach Arena 1971

Sì, avete letto bene, non ci sono errori: questo live album contiene solo quattro brani e ha una durata complessiva di oltre settanta minuti di musica. Non c’è trucco, non c’è inganno, semplicemente negli anni ’70 succedeva così. Capita quindi che, nell’ambito delle operazioni di ristampa di alcuni tra i più significativi live della carriera dei Deep Purple, rispunti fuori anche questa registrazione, che risale al 1971 e venne trasmessa in origine solo in radio. Il concerto di Long Beach faceva parte del tour promozionale di quel colosso dell’hard rock chiamato “In Rock” e, in particolare, nella data in questione la band faceva da supporto a Rod Stewart e ai Faces. Nel 1971 la formazione dei Deep Purple è quella che per convenzione viene chiamata Mark II, composta quindi da Gillan, Paice, Glover, Blackmore e Lord e paragonabile a un Olimpo di divinità per chi fa dei Purple la propria religione.

Una delle particolarità di questo album è proprio nella tracklist, che comprende, oltre a tre classici noti ai più ancora oggi, il brano “Mandrake Root”, ripreso dall’album d’esordio “Shades Of Deep Purple” e non più eseguito dal vivo ormai da molto tempo. L’altra particolarità molto evidente è il grandissimo spazio lasciato alle improvvisazioni, quel dettaglio da cui dipende la durata dei brani e che rende questa registrazione diversa da tutte le altre dello stesso periodo. Difficile quindi scegliere se siano meglio il memorabile duetto tra voce e chitarra alla fine di “Strange Kind Of Woman”, le escursioni vocali del migliore Gillan che imperversano per tutta “Child In Time”, la serrata versione di “Speed King” che questo live ci regala o tra la curiosità suscitata dai quasi trenta minuti di “Mandrake Root” e dagli intermezzi affidati a Jon Lord, che prima fa bisbigliare il suo hammond e poi lo fa esplodere in un ruggito di rara potenza. Il sound dei Deep Purple dell’epoca era quindi veramente unico, capace di associare tecnica spettacolare e sonorità esplosive, un legame che in questi primissimi anni ‘70 era quasi impossibile da trovare. Un tuffo nel passato da godersi dalla prima all’ultima nota.

Voto recensore
8
Etichetta: earMUSIC

Anno: 2015

Tracklist:

01. Speed King

02. Strange Kind Of Woman

03. Child In Time

04. Mandrake Root


Sito Web: http://www.deeppurple.com/

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. franco

    Altro ottimo live dei Deep Purple. Grandi improvvisazioni. Erano fra i pochi che dal vivo riuscivano a unire tecnica, feeling, energia, fantasia e una buona dose di follia. Imprevedibili.
    Mancava un live del 1971 nella loro discografia ufficiale, anche se questo concerto era già uscito come bootleg.

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