Peter Murphy – Recensione: Lion

Sono passati tre anni da “Ninth” (la recensione) e Peter Murphy torna sul mercato discografico con “Lion”, decimo studio album solista per l’ex leader degli storici Bauhaus, omaggiati di recente dallo stesso Peter da un lungo tour che ne ha celebrato i 35 anni di carriera.

Prodotto da Youth (Killing Joke, The Verve, The Bloody Beetrots), “Lion” è, nelle stesse parole del musicista, un album ricco di elementi spesso dissociati, che spaziano dal rock all’elettronica, dalla wave alla musica sinfonica, mantenendo intatti i caratteri distintivi del Murphy solista. Un album che a nostro parere possiede il denominatore comune del rock raffinato e di classe, al quale piace essere più crepuscolare che orecchiabile o immediato.

Se “Ninth” andava ad esplorare un sound primigenio e per certi versi vintage, con ampi riferimenti alla new wave e al punk, “Lion” è più cerebrale e necessita di numerosi ascolti prima di essere assimilato. Non a caso il platter inizia con il singolo “Hang Up”, un brano piuttosto sui generis dove trapela quello che Peter ha appreso dalla sua amicizia con Trent Reznor, ma anche echi di Depeche Mode e David Bowie (inevitabilmente richiamato dallo stile del Signor Murphy). Voci effettate, sferzate elettroniche e un mood che resta sibilante e venefico prima di entrare nelle corde dell’ascoltatore.

Ma c’è molto di più. C’è una “I Am My Own Name” che chiama in causa il punk e cantata dal nostro a gola rossa, una inaspettata ballad elettro/sinfonica come “I’m On Your Side” e soprattutto c’è un’infilata di brani dal groove delizioso, molto diversi tra loro. Citiamo ad esempio l’irresistibile “Compression” e il suo crescendo sinfonico, la bella “Holy Clown” (dove torna la wave) e l’altro possibile singolo “The Ghost Of Shokan Lake”.

Il piatto è ricco in “Lion”, l’immediatezza con cui si consumava di ascolti “Ninth” è sostituita dalla ricerca continua, dal mettere sul fuoco tanta carne che per fortuna non è troppa. Perché in ultima analisi “Lion” è un album di Peter Murphy, in cui l’eleganza del vocalist è sempre riconoscibile e per di più cangiante. Un disco da scoprire con pazienza, che una volta entrato in circolo saprà soddisfare vecchi e nuovi fan.

Voto recensore
7
Etichetta: Nettwerk / Self

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Hang Up
02.  I Am My Own Name
03.  Low Tar Stars
04.  I’m On Your Side
05.  Compression
06.  Holy Clown
07.  The Rose
08.  The Ghost Of Shokan Lake
09.  Eliza
10.  Loctaine
11.  Lion


Sito Web: http://www.petermurphy.info/

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login