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Labyrinth – Recensione: Return To Live

Un tuffo nel passato con i piedi ben piantati nel futuro. Si potrebbe sintetizzare così “Return To Live” dei Labyrinth, album dal vivo registrato durante il Frontiers Metal Fest del 2016 (Trezzo sull’Adda, Live. Per la precisione). Un tuffo al cuore per chi venti anni fa – come il sottoscritto – affrontava con emozione i solchi di “Return To Heaven Denied” per poi risentirli oggi a 20 anni di distanza in una scintillante rappresentazione live.

Dopo una breve intro tribale (con un certo “non-so-che” a richiamare la colonna sonora di “Stargate” di Roland Emmerich) ecco partire a mille all’ora “Moonlight”, canzone “manifesto” della scena power europea condotta subito con sicurezza da un Roberto Tiranti deciso dietro il microfono. Bene, anzi benissimo, le chitarre di Olaf Thörsen ed Andrea Cantarelli a tessere le trame di una della canzoni più belle del genere da “recupererare” per chi negli ultimi 20 anni di scena metal si fosse distratto. Continuano a pestare i nostri con una “New Horizons” intesa, dove la batteria di John Macaluso si prende di prepotenza la scena, sostenuto dalle tastiere di Oleg Smirnoff.

“Per noi è una grande emozione vedere tanti amici, vecchi e nuovi. E’ veramente un grande orgoglio celebrare un disco uscito quasi 20 anni fa”, ha raccontato al pubblico del Live Roberto Tiranti introducendo “The Night Of Dreams”, e la sensazione di ascoltare qualcosa di ancora rivoluzionario (almeno per la scena italiana) è evidente. Melodia, intensità ed una passione unica. Oggi come allora. Subito dopo ecco arrivare “Lady Lost in Time”,  introdotta da un bel dialogo da Tiranti ed il pubblico. Una canzone che picchia senza sosta, quadrata e sicura.

“State Of Grace” ed “Heaven Denied” subito dopo per una band sempre più ispirata e padrona del palco. Sopratutto la title track soprende: nonostante il tempo passato la freschezza di scrittura rimane. Una canzone che come il vino è maturata e non invecchiata. Ovazione – ovviamente – per “Thunder”, altro pezzo di bravura dei nostri e altra pietra d’angolo della scena tricolore di fine millennio scorso.  “Feel” e “Time After Time” ci fanno capire che siamo quasi alla fine, e “Falling Rain” regala davvero i brividi. Una power ballad come non se ne scrivono più.

Gran finale con una dilatata “Die For Freedom”, prima dell’incursione di “In The Shade” estratta da quel “No Limitis” (primo album della band) che li fece conoscere ed apprezzare prima del “grande salto”. A voler cercare il pelo nell’uovo si potrebbe parlare di qualche acuto di troppo da parte di  Roberto Tiranti, ma sono dettagli appunto e ci si passa tranquillamente sopra. Molto positiva la produzione di Alessandro Del Vecchio, “responsabile” anche della registrazione e del mixaggio finale del live.

Avere 20 anni e non sentirne il peso. “Return To Heaven Denied” è più vivo che mai. Un applauso ai Labyrinth ed un applauso sincero per “Return To Live”.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2018

Tracklist: Moonlight New Horizons The Night Of Dreams Lady Lost In Time State Of Grace Heaven Denied Thunder Feel Time After Time Falling Rain Die For Freedom In The Shade
Sito Web: https://www.facebook.com/labyrinthitaly/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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