Shining – Recensione: IX – Everyone, Everything, Everywhere, Ends

E’ un titolo davvero significativo quello che accompagna il ritorno in scena degli svedesi Shining. Dopo le sperimentazioni di “8 ½ – Feberdrömmar I Vaket Tillstånd”, Niklas Kvarforth ci ricorda che ognuno di noi, ogni cosa, in ogni luogo, avanza inesorabile verso la fine. Il manifesto di negatività e misantropia dell’ensemble di Halmstad trova corpo in un nuovo platter ancora composto da sei tracce dal minutaggio medio/lungo (tra sei e otto minuti) e due bonus track nell’edizione limitata (tra cui una cover dei Rammstein), non presenti nel pacchetto promozionale in nostro possesso.

“IX – Everyone, Everything, Everywhere, Ends” è presentato dal controverso Kvarforth come una summa delle sonorità degli Shining, un disco che guarda ai cambiamenti intrapresi a partire da “Halmstad” ma che recupera anche l’oscurità del passato squisitamente black/depressive della band. Dopo l’ascolto del nuovo album non sapremmo se smentire o confermare quanto detto dal leader, perchè se ci pensiamo, l’elemento oscurità è qualcosa che ha sempre fatto parte del sound Shining e ancora una volta, pur non venendo meno la ricerca sonora e melodica che ha conferito unicità a questo gruppo, notiamo come le canzoni non lascino filtrare nemmeno un raggio di luce.

Con un ago della bilancia che si muove tra furia e introspezione, “IX” è un monolite nero impossibile da scalfire e continuamente suggerisce quel senso di rabbia e inadeguatezza che gli svedesi hanno trasformato in musica. Le derive industriali di “Den Påtvingade Tvåsamheten” portano con un senso di inquietudine a “Vilja & Dröm” un brano rigido e spigoloso interpretato da Niklas con rabbia, un pezzo che esalta l’individualità di ogni membro del gruppo e la perfezione del bagaglio tecnico, senza rinunciare a un’atmosfera malata ed alienante effettivamente vicina al black metal tout court dei primi tempi. Il singolo “Framtidsutsikter” espone al meglio l’essenza Shining con un incipit malinconico e irrorato da ampie dosi di melodia tessute dalle chitarre (ottimo non solo il lavoro di Peter Huss ma anche quello del nuovo innesto Euge Valovirta, che conferma la buona scelta di aver allargato la formazione a cinque membri), ma presto il dolore diventa rabbia e la versatilità vocale di Niklas lascia spazio a un incisivo growl che sottolinea un finale dove crescono violenza e tensione. La stessa violenza che troveremo in “Människotankens Vägglösa Rum”, che riesce ad essere ferale persino nei sinistri rallentamenti che la interessano. Pezzo per alcuni versi speculare e contrario, “Inga Broar Kvar Att Bränna” potrebbe essere definito una “ballad alla Shining”, nel suo procedere acustico e intimo accompagnato dall’intensa performance del leader, che vomita la sua anima tra grida e lacrime.

Ancora ideale compendio di ciò che sono gli Shining nel 2015, “Besök Från I(ho)nom” chiude le danze macabre con i suoi movimenti acustici e sussurri vocali ai quali si giustappongono delle irose accelerazioni che creano veri muri di suono (qui indubbiamente sale sugli scudi la performance del drummer Rainer Tuomikanto, altro nuovo acquisto). “IX – Everyone, Everything, Everywhere, Ends” conferma tutte le particolarità degli Shining nel creare un esorcismo musicale ai malesseri più intensi. Cupo, doloroso e funereo.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2015

Tracklist:

01. Den Påtvingade Tvåsamheten
02. Vilja & Dröm
03. Framtidsutsikter
04. Människotankens Vägglösa Rum
05. Inga Broar Kvar Att Bränna
06. Besök Från I(ho)nom
07. Ohne Dich [bonus – Rammstein]
08. Black Industrial Eleven [bonus]


Sito Web: http://www.shiningasylum.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Siv

    Album prevedibile e abbastanza preconfezionato, nel suo drammatico abbandono di ogni velleità propositiva, rifugiandosi in strutture, riff, addirittura linee vocali, già sentite più volte negli album precedenti. Di buono rimangono solamente due cose: performance strumentale e artwork…

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