Emperor – Recensione: In The Nightside Eclipse

Una cattedrale sonora, un monumento di grandeur sinfonica che di fatto fece entrare nella leggenda quei ragazzi poco più che adolescenti (e non solo perché furono anch’essi coinvolti nelle tristi vicende giudiziarie che interessarono il movimento black metal). Correva il 1994, vent’anni sono passati da allora eppure questo disco suona attuale come non mai ed è spesso considerato un metro di paragone assoluto per chi si voglia cimentare nella medesima sostanza.

All’epoca la musica estrema stava vivendo un periodo di forte contaminazione con un processo evolutivo che la distanziava via via dalle sue radici cacofoniche, basti pensare alla corrente di melodic death in via di sviluppo, al doom/goth britannico e agli esperimenti con la musica classica (i Celtic Frost avevano gettato i semi) . Ma i Cralde Of Filth, che nello stesso anno uscivano con “The Principle Of Evil Made Flesh”, considerato un’altra punta di diamante del genere, consentitecelo, erano più romantici che spaventosi, mentre “In The Nightside Eclipse” apparve subito come un diabolico diamante nero che già definiva l’essenza degli  Emperor, a giudizio di chi scrive, band ineguagliabile.

Mai il satanasso fu adorato con tanta classe ed eleganza, con testi poetici e superbi che fuggono ogni possibile demagogia, accompagnati da scenari musicali epici, profondi, eppure incredibilmente agghiaccianti. La tecnica esecutiva era già superiore, non solo velocità e urla strazianti, ma passaggi potenti che di quando in quando incontrano rallentamenti dove il flavour epico si fa più marcato, mentre le tastiere e le orchestrazioni accompagnano il tutto senza mai risultare invasive o posticce. Ogni brano è indispensabile alla perfezione di questa opera, ma vogliamo citare “Into The Infinity Of Thoughts” a prova di quanto detto, una canzone-mausoleo che mette in luce il genio di Samoth e Ihsahn, accompagnati dal diabolico drumming di Faust e dal basso tonante di Tchort. Le atmosfere estranianti  di “Cosmic Keys To My Creations & Times”, “Beyond The Great Vast Forest”, “The Majesty Of The Nightsky” e “I Am The Black Wizards”, fanno sì che tutti i pezzi diventino dei classici del genere, a cui guardare per ogni riferimento futuro.

E forse nemmeno loro si sarebbero aspettati di partorire una gemma di malignità come “Inno A Satana”, illuminismo in musica dai tratti wagneriani che celebra la vittoria della ragione umana sulle imposizioni religiose. Un’opera oscura che non deve mancare nella collezione di chiunque si ritenga un appassionato di black metal.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Candlelight Records

Anno: 1994

Tracklist:

01.  Intro
02.  Into The Infinity Of Thoughts
03.  The Burning Shadows Of Silence
04.  Cosmic Keys To My Creations & Times
05.  Beyond The Great Vast Forest
06.  Towards The Pantheon
07.  The Majesty Of The Nightsky
08.  I Am The Black Wizards
09.  Inno A Satana


Sito Web: https://www.facebook.com/emperorofficial

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. BMH

    il punto più alto mai toccato dal symphonic black metal… un disco magnifico e spettrale… voto: 10

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