Tanith – Recensione: In Another Time

Uno dei trend nostalgici degli ultimi anni pare essere quello di andare a recuperare quelle sonorità hard & heavy che, strette tra l’hard anni settanta di seconda generazione e l’ondata della NWOBHM, non hanno forse avuto il tempo di esprimere tutte le loro potenzialità. Se insomma cercate un sound di chitarra che in qualche modo rimanda a Uriah Heep o Wishbone Ash, ma non intendete suonare duri come gli Iron Maiden o veloci come i primi Jaguar, allora sarete indirizzati a trovare una dimensione che sia a cavallo tra le due decadi. E, nel caso specifico degli americani Tanith, pure tra due continenti, visto quanto spesso fa capolino nella loro musica l’influenza del rock di casa loro (vecchia psichedelia e southern rock su tutto). Sia chiaro, stiamo comunque parlando di una band che non inventa nulla, ma che allo stesso tempo riesce a creare una visione artistica piuttosto personale.

Ciradel”, ad esempio, pare una cavalcata hard anni settanta, infettata però dall’epic sound dei Warlord, che risulta ancora più particolare per l’uso di due stili vocali ben distinti: quello più declamatorio del chitarrista Russ Tippins (Satan, Blind Fury) e quello sognante della bassista Cindy Maynard. Già in questo brano sono racchiuse gran parte delle caratteristiche che rendono la formula sufficientemente interessante, visto che abbiamo anche un cambio di atmosfera bello deciso che inserisce elementi un pizzico progressivi e psichedelici, pur rimanendo con i piedi ben piantati in campo hard rock.

Se “Book Of Changes” ci regala una visione epic rock dell’hard psichedelico, “Wing Of The Owl” riprende quel taglio un po’ più metallico, ancora una volta con una linea vocale che rimanda in parte ai Warlord, ma che allo stesso tempo suona come se fosse concepita negli anni settanta.

La questione sembra proprio quella: riprendere certe intuizioni armoniche e melodiche più comuni in un certo metal anni ottanta (NWOBHM ed epic metal) e riportarle virtualmente indietro nel tempo, per affiancarle a quel sound meno codificato e più libero tipico del rock anni settanta. Quando l’insieme si amalgama al meglio saltano fuori trovate molto interessanti, come i brani citati, la ritmata “Cassini’s Dealdy Plunge” o la meno immediata ma comunque affascinante “Dionysus”.

Oltretutto, anche quando la band indulge su standard piuttosto scontati, come nel riffing classicamente hard rock di “Under The Stars” e nella melodia californiana di “Eleven Years”, si dimostra capace di sfruttare bene le due voci, riuscendo a rendere i brani comunque godibili, scorrevoli e coerenti con la visione d’insieme.

Un album piacevole nella sua formula retro non del tutto scontata, che ha comunque qualcosa da dire e che piacerà non tanto a chi ama il vecchio metal old school, ma a chi gradisce un hard rock di ampio respiro e dal gusto spiccato per le melodie epic.

Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Citadel (Galantia Pt. 1) 02. Book of Changes 03. Wing of the Owl (Galantia Pt. 3) 04. Cassini’s Deadly Plunge 05. Under the Stars 06. Mountain 07. Eleven Years 08. Dionysus 09. Under the Stars (Reprise)

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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