Gravetemple – Recensione: Impassable Fears

A dieci anni esatti da un primo studio album che pareva essere soltanto estemporaneo (“The Holy Down”, 2007), i Gravetemple tornano sul mercato discografico con “Impassable Fears”, che uscirà in questi giorni per Svart Records. Benchè sconosciuti ai più, i Gravetemple sono in realtà un’ampia costola dei Sunn O))), con Stephen O’Malley e Oren Ambarchi alle chitarre, Attila Csihar alla voce e a completare la line-up, il devastante drumming di Matt “Skits” Sanders (Funeral Moon, ex-Deströyer 666).

Il progetto Gravetemple presenta continuità e divergenze con i noti terroristi dronici. Le prime sono da vedersi soprattutto nella distruttiva anarchia sonora dell’album, un diabolico surrogato di ambientazione rumorista ovattata e piena di riverberi. I punti di rottura sono invece nelle tematiche esoteriche e di carattere magico qui affrontate, in particolare “Impassable Fears” (dove molto peso hanno avuto le liriche di Attila), omaggia la tradizione sciamanica ungherese, in cui l’iniziato compie un percorso per diventare tramite tra il mondo spirituale e quello materiale.

Ascolto relativamente breve, prossimo ai 40 minuti, “Impassable Fears” comprende tre brani completi e tre intermezzi strumentali. L’impasto sonoro prevede la nota fanghiglia doom/sludge lacerarsi e ricomporsi in continuazione tra passaggi lenti come magma che ribolle e accelerazioni metalliche ove la distorsione arriva ai limiti dell’umano e l’ossessività dronica si manifesta nelle bordate elettroniche e delle chitarre. A valorizzare questi paesaggi arrivati da un futuro distopico, interviene la voce al solito versatile e teatrale di Attila Csihar, che raggiune il climax in Elavúlt Földbolygó” passando dalla preghiera a quegli inconfondibili, diabolici ululati.

Le aperture ambient forniscono momenti di respiro diluiti durante l’ascolto, ma l’amalgama persiste nel suo essere disturbante. “Áthatolhatatlan Félelmek” lo è ancora di più, tra distorsioni di chitarra che mettono a prova i territori dell’udibile e una voce a volte distante, altre rabbiosa. Un brano multiforme tuttavia ricondotto nel campo della logica dal drumming tecnico e variegato ma altrettanto compatto del bravo Matt Sanders.

Musica libera e senza regole, nulla è preconfezionato per i Gravetemple, che al pari dei Sunn O))) hanno fatto del rumore una creatura sonora viva e scalpitante.

Voto recensore
7
Etichetta: Svart Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. A Szarka 02. Elavúlt Földbolygó 03. A Karma Karmai 04. Domino 05. Áthatolhatatlan Félelmek 06. Az Örök Végtelen Üresség
Sito Web: http://www.ideologic.org/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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