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Mox Cristadoro – Recensione: I 100 migliori dischi del Progressive Italiano

Continua la serie di libri editi da Tsunami Edizioni in cui si raccolgono i titoli essenziali per capire un genere musicale. Di libri sul progressive italiano ne sono già stati scritti un certo numero, ma questo compendio è interessante per una serie di motivi, che proviamo ad elencare.

Per prima cosa diciamo subito che non ci sono recriminazioni da fare sulla scelta dei titoli che sono stati inseriti in questa raccolta. Gli album di cui si parla sono tutti usciti fra il 1970 e il 1977, il periodo di cui si parla classicamente per definire la prima fase di splendore del progressive di casa nostra, quindi i lavori da trattare sono ormai noti ai più. Accanto ai nomi classici, comunque, come la triade Orme – PFM – Banco, e ad altri altrettanto fondamentali, per quanto considerabili sotto una concezione più ampia del termine progressive, come gli Area o gli Arti e Mestieri, troviamo anche alcune uscite praticamente sconosciute, come i Blue Phantom, i Pholas Dactylus e i Blocco Mentale. Band non meno meritevoli, spesso più sfortunate a causa di una serie di situazioni (location geografica, casa discografica misconosciuta, ecc.), magari autrici di un solo lavoro, che riemergono dal dimenticatoio e diventano spunto per un’interessante ricerca personale da parte del lettore. Questo libro, inoltre, non è destinato, almeno apparentemente, a un pubblico di novizi; spesso si ha l’impressione che molte cose vengano date per conosciute (ad esempio, tutta la tortuosa vita artistico – spirituale del compianto Claudio Rocchi), e si preferisca puntare ad un approfondita analisi dei brani che compongono ciascun disco.

Un altro aspetto a cui l’autore Mox Cristadoro dà ampio spazio riguarda l’arte visiva. Facendo sottintendere che quei famosi cento dischi di cui si parla lui li ha tutti in vinile (in un paio di occasioni l’autore racconta anche le fortunate circostanze che gli hanno permesso di entrare in possesso di  quella determinata copia), ci sono moltissimi riferimenti alle copertine apribili e alle immagini, quasi sempre oniriche, visionarie e sperimentali, che costituiscono a loro volta un elemento fondamentale del genere. In fondo, parlare di progressive italiano significa parlare di sperimentazione musicale ad ampio raggio, riferirsi ad un periodo in cui almeno una parte della musica italiana si esplorava e si contaminava, dimostrando un’apertura mentale straordinaria che poi, purtroppo, è andata via via perdendosi, o almeno perdendo la visibilità che il genere era riuscito a raggiungere (chi ha assistito in anni recenti ad un concerto degli Osanna avrà ben presente, ad esempio, come la band proietti, ad un certo punto dello spettacolo, immagini di repertorio di un programma musicale dei primi anni ‘70 trasmesso alla Rai aventi i partenopei come protagonisti). Non a caso, fra i nomi dei musicisti che figurano nel libro ce ne sono molti che poi hanno continuato a fare musica, ma intraprendendo percorsi molto più commerciali; l’esempio più emblematico è forse quello di Michele Zarrillo che, prima di comporre pacchianerie come “L’elefante e la farfalla” e “Il canto del mare”, aveva tentato la strada del progressive nei Semiramis.

Un terzo aspetto da sottolineare è il tentativo dell’autore di trovare delle similitudini fra i lavori del progressive italiano e tutta una serie di generi che sono arrivati in seguito, dal dark alla NWOBHM. Si tenta quindi di dimostrare che i musicisti degli anni ’70 sono stati dei precursori di molte uscite discografiche straniere che poi sono divenute, in anni successivi, ben più famose e tenute ben più in considerazione nel nostro Paese. Questa scelta è del tutto comprensibile (in fondo è un altro modo per ridare importanza a un periodo fra i più luminosi della storia musicale recente), ma a volte sembra decisamente forzato. Ad ogni modo, consigliamo la lettura ai più esperti conoscitori del genere, come una sorta di promemoria, e a quelli che conoscono magari solo le uscite più importanti, con l’impegno di approfondire la conoscenza di almeno una delle molte band che vengono ricordate.

Voto recensore
7.5
Etichetta: Tsunami Edizioni

Anno: 2014


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Tsunami-Edizioni/277558599093?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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