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Evergrey – Recensione: Hymns For The Broken

Come avviene sempre più spesso, anche per band con una lunga carriera alle spalle, gli Evergrey sono facilmente identificabili con la figura del proprio leader e frontman Tom Englund. Fu lui a decidere di non mollare quando nel 2010 la band arrivo alle soglie del disfacimento, ed è ancora una volta lui a dare materia vitale a questa nuova uscita, nonostante il rientro importante dei vecchi compagni Ekdahl e Danhage.

Una persistenza sia di contenuti che di forma che da sempre è croce e delizia di una band per cui ogni disco rappresenta il proseguimento di quello precedente. Anche “Hymns For The Broken” è infatti completamente impregnato del tono drammatico e malinconico a cui ognuna delle precedenti sette opere si era appigliata. Un crossover assoluto tra le atmosfere immaginifiche e intime del british prog e la potenza oscura del heavy metal nordico che si concretizza in song dall’impatto raramente violento nei toni, ma emotivamente potente, quando non travolgente.

Questo timbro perennemente iper-drammatico é continuamente enfatizzato dalle linee vocali proposte dallo stesso Englund, tanto da diventare a tratti anche fortemente limitante, in una esposizione emozionale che si arriccia su se stessa, come in una profonda crisi personale perennemente irrisolta.

Rabbia, frustrazione, negatività, tristezza vengono buttate fuori, ma mai davvero spiegate e superate in una catarsi violenta e liberatoria. D’altro canto è questa stessa inesorabile tensione l’origine della forte impronta personale che la band riesce a dare alla propria musica e, anche se spesso fin troppo ancorate a quanto inciso già in passato, sono molte questa volte le song che riescono a colpire nel segno.

King Of Errors” (il video), con quel riff simil-Queensryche all’inizio e un chorus a dir poco straziante, apre le danze con un’intensità ammaliante, ma non da meno è pure la seguente “A New Dawn”, con tutta probabilità la song più heavy del lotto e, in un certo qual modo, anche quella meno scura nella sostanza.

Come s’addice ad un album descrivibile come progressivo, anche qui le sfumature sonore sono molte. La parti più melodiche e introverse, come “Black Undertow”, “The Aftermath” e la ballata “Missing You”, portano alla nostra attenzione arrangiamenti di piano e tastiera raffinati e puntualmente ammantati da tonalità dark. Mentre altri brani, come “Barricades” o “The Fire” si basano su un attacco ritmico più vicino al modern metal, che come sempre viene mitigato dalle armonie vocali e dagli arrangiamenti orientati al prog.

“Hymn For The Broken” non è forse l’apice della band (che per noi rimane “Recreation Day”), ma è indubbiamente un disco riuscito, sicuramente il migliore degli ultimi quattro, e quindi una vera manna per i fan che si attendevano qualcosa all’altezza del passato.

Voto recensore
7,5
Etichetta: AFM Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. The Awakening
02. King Of Errors
03. A New Dawn
04. Wake A Change
05. Archaic Rage
06. Barricades
07. Black Undertow
08. The Fire
09. Hymns For The Broken
10. Missing You
11. A Grand Collapse
12. The Aftermath


Sito Web: http://www.evergrey.net/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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