Anubis Gate – Recensione: Horizons

Se c’è la classe, prima o poi, il discone arriva. Non sappiamo cosa sia scattato nella testa degli Anubis Gate, ma, dopo un inzio di carriera alquanto in sordina, sono riusciti ad affinare il proprio stile ed a pubblicare album di indubbia qualità. “Horizons” è il sesto lavoro in carriera, l’apice compositivo di una band, quella danese, che si è scrollata definitivamente di dosso le radici power degli esordi, per abbracciare un prog raffinato, intenso e poliedrico.

Già con il precedente cd omonimo (qui la recensione), i nostri avevano evoluto il proprio sound, infarcendo le song di tempi dispari, arrangiamenti studiati e passaggi emozionanti, ma con il nuovo “Horizons” gli Anubis Gate si sono superati. Assorbita la defezione del drummer Morten Sorensen, sostituito da Morten Gade Sorensen (cos’è, uno scherzo?), ecco pronte dieci nuove canzoni, complesse, finemente architettate e presentate in una veste matura. L’opener “Destined to Remember” fotografa al meglio il nuovo corso di Enrik Fevre e soci, grazie ad un riff portante di chiara matrice metal, solamente alleggerito da un cantato brillante ed arioso. Ciò che stupisce è l’abilità con cui gli Anubis Gate sono in grado di far cambiare pelle ai pezzi, lasciandoci sospesi tra stacchi di batteria, arpeggi acustici e solismi chitarristici poderosi, come nella prorompente “Revolution Come Undone”. “Horizons” non è un album di facile fruibilità, per trovarne la chiave di lettura ed esserne completamente assorbiti occorre un ascolto attento, lasciando aperta la porta alle emozioni. La title track è quasi sfuggente, coi suoi interventi pianistici, poi, d’improvviso, una bordata metallica ci colpisce in pieno petto, trascinandoci in un vortice di rabbia, fino al finale corale, in cui il leader e bassista Fevre, conferma la propria attitudine naturale dietro al microfono. Pregevole ed originale l’uso insistito delle chitarre acustiche, così come lo sforzo di inserire keys senza paletti predefiniti, tra strumenti classici e synth di scuola Ayreon, come nella lunga suite “A Dream Within A Dream”.

“Horizons” può rappresentare una piacevole scoperta per gli amanti di Pagan’s Mind, Circus Maximus e Symphony X, ma non solo. Lo spiccato senso della melodia, gli interventi pregni di passione e gli inserti sinfonici drammatici, rendono questo nuovo lavoro degli Anubis Gate decisamente variegato ed interessante per tutti coloro che seguono un metal colto e tecnico, ma senza dimenticare mai le emozioni.

Voto recensore
8
Etichetta: Nightmare Records

Anno: 2014

Tracklist:

01. Destined to Remember
02. Never Like This (A Dream)
03. Hear My Call!
04. Airways
05. Revolution Come Undone
06. Breach of Faith
07. Mindlessness
08. Horizons
09. A Dream Within a Dream
10.
Erasure


Sito Web: http://www.anubisgate.com/

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