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Marilyn Manson – Recensione: Heaven Upside Down

E così, il Reverendo Manson taglia il traguardo del decimo studio album. Finalmente, visto che questo “Heaven Upside Down” ha sofferto di una gestazione un po’ travagliata. Previsto per l’inizio dell’anno con il titolo “SAY10”, l’album è stato poi rimandato a data da destinarsi per essere nuovamente annunciato con un nome diverso. Forse per evitare un’assonanza che avrebbe scatenato le inevitabili polemiche, o forse perchè il buon Marilyn ama trollarci, a ben vedere lo fa dai tempi in cui il neologismo nemmeno esisteva.

E in fondo un po’ Anticristo lo è ancora almeno da noi, visti i recenti fatti che lo hanno reso vittima di una crociata in quel di Villafranca. Non stupiamoci quindi se, forte di questa maschera, il nostro abbia dichiarato che “Heaven Upside Down” guardi in parte al passato, funzionando come un anello mancante tra “Antichrist Superstar” e “Mechanical Animals”. Affermazione che in parte corrisponde al vero. Certo la rabbia e lo spleen non sono più quelli dei bei tempi andati, ma i riferimenti ci sono, grazie ad un alternarsi tra brani aggressivi e sporchi ed altri irrorati da una maggiore dose di melodia.

Ciò che però fa funzionare davvero bene “Heaven Upside Down” (sì dai, è un bel disco) è la sua immediatezza. Il caro Brian ha infilato dieci potenziali singoli, tutti orecchiabili, tutti con una melodia portante che intriga al punto giusto e un refrain ficcante. Insomma, come dovrebbe essere un buon album di rock’n’roll. Inoltre le voce è sempre a proprio agio e per quanto i miracoli dello studio abbiano il loro peso, questo parzialmente riscatta alcune recenti performance dal vivo non proprio da incorniciare.

La chitarra di Tyler Bates (che per la seconda volta troviamo anche in veste di produttore) detta legge nei pezzi più metallici, a cominciare da “Revelation #12”, dura e sporca quanto basta a ricordare i vecchi tempi ma con un refrain gustosissimo. Stesso discorso per “SAY10” e per la titletrack, un brano dallo spirito rock con ben pochi fronzoli come il Reverendo non ci proponeva da tempo. Il singolo “WE KNOW WHERE YOU FUCKING LIVE” funziona benissimo, con il suo incipit techno ballerino e pronto a esplodere in un pezzo di industrial metal potente ma sempre orecchiabile.

Anche il basso di Twiggy Ramirez fa la sua parte nei brani che più ricalcano le influenze new wave, ad esempio in “Tattoed In Reverse” (con in più un tocco rock blues davvero piacevole) e nella bellissima “Saturnalia”, che nei riferimenti a David Bowie e Depeche Mode, tira fuori quel lato molto Marilyn e poco Manson. L’immancabile ballad che fa salire sugli scudi i toni lacrimevoli del nostro risponde al titolo di “Blood Honey”, abbiamo poi una tiltetrack di puro e semplice rock’n’roll elettrificato che avrà i suoi bei passaggi radiofonici e in chiusura una canzone particolare come “Threats Of Romance”, con degli interessanti spunti dark-cabaret ben accompagnati dalle basi elettroniche e dalla voce drammatica del protagonista.

Certo, non vi è nulla di nuovo, nulla che possa aggiungersi alle pagine di storia del rock o che sia in grado di distinguersi nella discografia della band. Fatto sta che ci sono dieci pezzi indovinati, un ascolto godibilissimo e che non stanca. E a noi “Heaven Upside Down” piace, in questo suo essere ruffiano ma credbile.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Cooking Vinyl

Anno: 2017

Tracklist: 01. Revelation #12 02. Tattooed In Reverse 03. WE KNOW WHERE YOU FUCKING LIVE 04. SAY10 05. KILL4ME 06. Saturnalia 07. JE$U$ CRI$I$ 08. Blood Honey 09. Heaven Upside Down 10. Threats Of Romance
Sito Web: http://www.marilynmanson.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. PeppeC.

    Non vedo l’ora di prendere il nuovo disco. Sono rimasto stupito da “The Pale Emperor” 2015. Credo sia uno dei dischi più belli di Manson! Ad ogni modo i due singoli che ho ascoltato mi sono piaciuti, specialmente i video… non faceva video così belli da tempo!

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