Amorphis – Recensione: “Halo”

Parliamoci seriamente: gli Amorphis li ho proprio abbandonati da “Circles”, momento in cui secondo me hanno iniziato a creare album con lo stampino. Collegandomi poi all’intervista con Santeri, “Queen Of Time” sarà anche stato un grandissimo successo commerciale per la band, ma personalmente non mi ha mai trasmesso nulla.

Cosa che invece non posso dire per “Halo”! Devo fare un grandissimo mea culpa, se non ci fosse stata la possibilità di intervistare la band probabilmente lo avrei scartato, dando per scontato che sarebbe risultato come i precedenti album. Ma accidenti, che disco! Mi sento catapultato direttamente nel 2007, anno in cui li scoprii tramite “Silent Waters”. C’è una sensazione nostalgica che serpeggia durante tutto il disco, non in modo negativo ma anzi, come se volessero ripensare ai bei tempi andati tra amici. È questo probabilmente l’elemento principe che ti fa crescere il disco dentro portandoti ad ascoltare ripetutamente “Halo”.

Anche il sound finalmente si discosta da quell’odioso “allaNuclear Blast che ormai contraddistingue le varie band sotto contratto. Qualcosa di più personale, di libera scelta, che denota come, oltre a trovare ispirazione, ci sia stato anche uno studio approfondito su dove poggiare il suono degli strumenti. Quindi un mix di atmosfere malinconiche, suoni propri, un pizzico di ritorno alle origini con velocità più spinte, utilizzo più massiccio dell’ottimo growl di Tomi e un lavoro pregevole alla tastiera di Santeri rendono il tutto un capolavoro moderno.

Si mischiano in modo perfetto l’esperienza trentennale della band a pura sperimentazione e voglia di rivalsa, ottenendo canzoni mediamente lunghe ma non stancanti, stratificando il suono in maniera squisita. Inoltre gli Amorphis riescono a mettere l’accento su ogni trovata artistica, come se ti dicessero esplicitamente che ci sono tante idee sul piatto e che non devi fartene scappare nemmeno una. Ad esempio le voci femminili sparse qua e là durante l’ascolto, gli intermezzi di synth che navigano dalle terre nordiche fino a toccare quelle aride medio-orientali in men che non si dica, senza distogliere lo sguardo su quello che è il lavoro finale: ovvero un disco degli Amorphis.

Vogliamo soffermarci un secondo sulle chitarre? Corpose, un suono pieno che è il giusto mix tra l’hard rock e il metal, perfetto in questo capitolo. Molteplici riff si susseguono in una stessa canzone, passando da ritmi lenti ad altri groove fino a toccare plettrate veloci ed insistenti. Non sono mai lo strumento essenziale, ma grazie a tutta la scena sonora il risultato è meraviglioso: non puoi togliere un elemento altrimenti qualsiasi cosa perde di significato.

Davvero, mi risulta complicato andare a scovare il pelo nell’uovo per identificare anche un minimo di difetto. Quando un album suona così, è evidente che gli Amorphis hanno trovato la quadra su tutto, un lavoro di insieme, la cui base comune per tutti è stata quella di divertirsi, cosa che Santeri stesso ha confermato. Speriamo che non sia così solo per i finlandesi, la Atomic Fire Records potrebbe infatti essere finalmente quella boccata di ossigeno di cui necessitano tantissime band, partendo appunto dalla cosa fondamentale: ovvero un sound esclusivo.

Lo reputo un lavoro eccellente sotto ogni punto di vista: ispirato, onesto, ben strutturato, sperimentale il giusto, ottimamente prodotto e soprattutto suona come dovrebbe suonare un disco degli Amorphis. “Halo” è finalmente l’album che profuma di Finlandia dalla prima all’ultima nota.

Etichetta: Atomic Fire Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Northwards 02. On The Dark Waters 03. The Moon 04. Windmane 05. A New Land 06. When The Gods Came 07. Seven Roads Come Together 08. War 09. Halo 10. The Wolf 11. My Name Is Night (feat. Petronella Nettermalm)
Sito Web: www.amorphis.net

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Costantino

    va che silent waters era giá fatto con lo stampino e parecchio sotto sia a Tuonela che Eclipse. Nonostante le recensioni di allora. Ho potuto sentire i due singoli e sono molto belli quindi credo fortemente in questa recensione.

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