Venom – Recensione: From The Very Depths

Diciamoci la verità, dopo un trittico da dimenticare come quello infilato da “Metal Black” (2006), “Hell” (2008) e “Fallen Angels” (2011), avevamo perso ogni speranza di poter ascoltare qualcosa di buono da parte dei Venom made in Cronos. I tre modesti esiti fallirono nel tentativo di riprodurre quel sound lugubre ed aggressivo che aveva caratterizzato la band e la sua importanza storica nel gettare i semi del movimento che si sarebbe in seguito trasformato nel black metal. Al vocalist e bassista si poteva riconoscere soltanto il merito di aver tenuto in vita un gruppo tanto amato dai suoi fan, ma sul lato pratico, la vena compositiva e la vitalità musicale sembravano ormai scemate.

“From The Very Depths” (i dettagli), per fortuna, è una piacevole smentita. Beninteso, non siamo ancora vicini alle migliori produzioni dei Venom (che probabilmente sono destinate a restare solo nel patrimonio musicale), ma l’album fotografa un ensemble senza dubbio più convinto, forte di un songwriting degno di questo nome e che finalmente inanella una serie di brani pesanti, maligni e funerei. La produzione è all’altezza e il lavoro svolto da ogni singolo componente è ottimo. La voce catarrosa e ululante di Cronos colpisce positivamente per la sua familiarità, la batteria di Dantè è pressante e granitica anche nei brani più lenti e atmosferici, mentre la chitarra di Rage svolge al meglio il proprio dovere, prodigandosi in buoni assoli di natura speed/thrash che arricchiscono i brani. Ma ciò che più conta è che “From The Very Depths” grida che quella vena macabra e sguaiata sta ancora pulsando. Non soltanto nell’ignoranza di un brano alcolico ed arcigno come “Long Haired Punks” (che potete ascoltare QUI), un pezzo trascinante che sembra essere destinato a diventare una hit dal vivo, ma in lungo e in largo durante l’ascolto.

L’inutile intro “Eruptus” conduce a una titletrack molto anni’80, buon compromesso tra le necessità di un platter moderno fatto di suoni puliti e tecnica perfezionista e un metal classico aggressivo. Veloce, senza escludere diabolici rallentamenti, il pezzo scorre molto bene e se l’inventiva, parlando dei Venom, non avrebbe molto senso, il buon songwriting tiene tutto a galla magnificamente. Accidenti, da quanto tempo non sentivamo Cronos gridare a gola rossa con tanta convinzione? “The Death Of Rock’n’Roll” è un altro pezzo graffiante e narrow minded, supportato da un melodia portante che invita all’headbanging, mentre “Smoke”, realmente fumosa (perdonate il gioco di parole), rallenta un po’ la corsa per aprire uno scenario freddo e funereo in cui la voce cavernosa di Cronos la fa da padrona. La già citata “Long Haired Punks” è insieme a “Grinding Teeth”, uno degli episodi al fulmicotone, ma non mancano canzoni che bilanciano la velocità di esecuzione a momenti di maggior respiro, subdoli e inquietanti. Parliamo di una “Stigmata Satanas” o di “Evil Law” che risveglia ulteriormente il gusto eighties che aleggia su tutto il disco.

Non mancano alcuni riempitivi (pochi, per fortuna) ma nel complesso “From The Very Depths” viaggia che è un piacere, aggressivo, sardonico e maligno. Certo non possiamo accostarlo alla produzione storica dei Venom, ma l’incarnazione del terzo millennio sembra finalmente funzionare come si deve. Speriamo che duri.

Voto recensore
7
Etichetta: Spinefarm / Universal

Anno: 2015

Tracklist:

01.  Eruptus
02.  From The Very Depths
03.  The Death Of Rock ‘n Roll
04.  Smoke
05.  Temptation
06.  Long Haired Punks
07.  Stigmata Satanas
08.  Crucified
09.  Evil Law
10.  Grinding Teeth
11.  Ouverture
12.  Mephistopheles
13.  Wings Of Valkyrie
14.  Rise


Sito Web: http://www.venomslegions.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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