Papa Roach – Recensione: F. E. A. R.

L’ultima volta che abbiamo parlato dei Papa Roach era nel 2012 in occasione dell’uscita di “The Connection”, album che che non ci aveva particolarmente entusiasmati, ma che sicuramente dimostrava il desiderio della band di abbracciare suoni e stili più contemporanei e orecchiabili. Tre anni dopo il capitolo si riapre con “F. E. A. R.”, acronimo di Face Everything And Rise, nono album nella lunga carriera del quartetto americano.<

Bastano le prime note di “Face Everything And Rise”, primo singolo estratto, per notare quanto la band abbia studiato maggiormente le nuove tendenze, facendo luce su alcuni particolari trascurati nel precedente lavoro, e abbia curato con più attenzione suoni e produzioni. La traccia, estremamente radiofonica, è un pullulare di effetti e synth che fanno da piedistallo alla voce del carismatico Jacoby Shaddix, main singer con una timbrica molto personale. “Skeletons”, che di primo acchito sembra essere scritta ed eseguita da un mix di Skillet e Shinedown, è il classico pezzo facile, struggente, orecchiabile e che subito fa breccia nel cuore delle fan. Ma se da un lato abbiamo una composizione musicale facile, dall’atra abbiamo un testo molto personale che apre una ferita in via di guarigione nel cuore di Shaddix. Infatti negli anni il frontman ha avuto una serie di problemi personali che sono sfociati nell’abuso di alcohol e droghe, creando contrasti e spiacevoli situazioni che queste dipendenze comportano. La canzone è una sorta di diario che descrive quanto Shaddix abbia toccato il fondo ma che, soprattutto, vuole dimostrare che tutti, ne bene e nel male, abbiamo scheletri con cui convivere e che sono parte di noi.

“Love Me Till It Hurts”, una specie di ballad alternativa, conquista fin da subito grazie al riff della chitarra, delicato ma ben presente, e alla voce di Shaddix, in questo caso meno studiata e che segue più l’onda dell’emotività. Il piccolo assolo centrale e la parte successiva, che già riesco a figurarmi nei live, offrono un gioco ritmico divertente e che rende più arioso il pezzo.

“Gravity”, brano molto criptico, vede come ospite Maria Brink, prorompente cantante degli In This Moment venerata dai più. Il pezzo è il vero jolly del disco in quanto ripropone in chiave moderna ciò che i Papa Roach sono stati. Dopo tanto tempo, e lo dico con parecchio orgoglio, fa capolino il lato migliore di Shaddix, ossia quello rap. La canzone è passionale e drammatica e trova una perfetta armonia nella discrepanza vocale Jacoby-Maria. Abbiamo un ritornello potente, delle strofe compatte e complete, un gioco di voci, una parte lenta e sussurrata e una musica riempitiva: insomma abbiamo tutto ciò che serve per far funzionare il pezzo!

“Warrior” è la traccia conclusiva dell’album e fa leva sulla partecipazione di Royce da 5’9”, famoso rapper americano di Detroit della cerchia di Eminem. Il brano, breve ed estremamente tamarro, è un mix di rock, rap, synth che risulta quasi essere banale e semplicistico rispetto a ciò che è stato composto e cantato prima. Il duetto, atteso con ansia dagli amanti del genere, risulta essere scarno e approssimativo: l’idea di partenza è buona, ma la distribuzione delle ripartizioni è sbagliata.

Al di là di questa piccola critica conclusiva, “F. E. A. R.” risolleva il nome dei Papa Roach dalla caduta fatta con “The Connection” e dà il via ad una nuova e solida direzione nella carriera della band. Saranno le tematiche personali o il rapporto sempre più stretto con i fan, o sarà che i ragazzi sono cresciuti e maturati, ma “F. E. A. R.” è l’album della svolta positiva e che non vedo l’ora di poter ascoltare dal vivo.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Eleven Seven Music

Anno: 2015

Tracklist:

1. Face Everything And Rise
2. Skeletons
3. Broken As Me
4. Falling Apart
5. Love Me Till It Hurts
6. Never Have To Say Goodbye
7. Gravity (feat. Maria Brink)
8. War Over Me
9. Devil
10. Warriors (feat. Royce da 5'9”)


Sito Web: www.paparoach.com

francesca.carbone

view all posts

Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login