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The Haunted – Recensione: Exit Wounds

Come pare chiaramente deducibile dalle recenti dichiarazione dello storico chitarrista Patrik Jensen, le motivazioni dietro il rimpasto avvenuto un paio d’anni fa si possono ricercare dietro al progressivo calo di popolarità del gruppo, e più in generale nella crisi complessiva che l’uso di mezzi illegali per procurarsi la musica ha creato a tutto il mondo degli artisti cosiddetti minori.

Sta di fatto che il ritorno al ruolo di singer di Marco Aro, quello al seggiolino di batterista di Adrian Erlandsson, ma anche l’arrivo di un nuovo membro, come il bravo guitar player Ola Englund, sembrano davvero aver spinto la band verso una seconda giovinezza.

Innegabile infatti che in “Exit Wounds” ci sia molto più swedish death vecchia maniera che in tutte le più recenti uscite targate The Haunted, ma allo stesso tempo la band non molla del tutto la componete groove degli album successivi, creando di fatto un ibrido che fa di questo il disco che avremmo probabilmente ascoltato dopo “One Kill Wonder” (la recensione) senza i noti cambi di line-up.

La tracklist comincia con la classica introduzione per sfociare nella forsennata e sostanziosa “Cutting Teeth” (ascolta il brano), tanto tirata da essere stilisticamente addirittura accostabile al primo album, “My Salvation” ricorda invece da vicino il vecchio swedish, con tanto di assolo e riffing melodico ben piazzati a spezzare le urla incalzanti di Marco Aro. Sarà anche un brano di maniera, ma la resa è davvero efficace.

Tutte le componenti che ricordiamo come appartenenti alla band sono ben presenti: “Eye Of The Storm” pare un incrocio tra primi Arch Enemy e gli Slayer degli anni novanta, mentre il ritmo saltellante di “Trend Killer” ha la forza trascinante del nu-metal e la acidità degli Entombed più groovy.

Nel mucchio finiscono anche riff Pantera oriented, come quello di “Time (Will Not Heal)”, anche se il brano vira su una maggiore melodica, e pure il thrash tritaossa di “Temptation” o il violento death-hardcore della cortissima “My Enemy”. Di tutto un po’ insomma, quanto basta per non stancarsi dopo un paio di ascolti.

Non fa invece mai capolino l’utilizzo di vocals pulite, come invece ci eravamo abituati nei dischi appena precedenti, ma questa non è certa una sorpresa. Va invece sottolineata la ottima prova proprio di Marco, sempre potente, intenso e sul pezzo, come forse non capitava ultimamente con Peter Dolving.

Una serie di punti positivi che contribuiscono a fare di “Exit Wounds” un lavoro apprezzabile, forse fin troppo ancorato a certi schemi abusati fin dai bei tempi in cui il genere spopolava, ma pur sempre coinvolgente e scorrevole. Pollice in alto.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Century Media

Anno: 2014

Tracklist:

01. 317
02. Cutting Teeth
03. My Salvation
04. Psychonaut
05. Eye Of The Storm
06. Trend Killer (feat. Chuck Billy)
07. Time (Will Not Heal)
08. All I Have
09. Temptation
10. My Enemy
11. Kill The Light
12. This War
13. Infiltrator
14. Ghost In The Machine


Sito Web: https://www.facebook.com/hauntedofficial

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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