Iron Void – Recensione: Excalibur

Dalla seconda metà degli anni ’90 in poi, parimenti alla nascita dell’Alternative metal e all’esplosione commerciale del Grunge, si assiste ad un fenomeno di recupero/riscoperta di sonorità più tradizionali come il metal classico e il doom. Tra le numerose formazioni che intraprendono il concetto di “ritorno al passato”, alcune si pongono come fedeli interpreti di un sound certamente fiero e coerente alle coordinate stilistiche dei mostri sacri che omaggiano, ma che, senza un minimo di personalità, rischia alla lunga di risultare “copia-conforme” all’originale e quindi stancante e noioso. Altre band, invece, pur restando saldamente ancorate alle peculiarità del genere di riferimento, riescono ad apportare quel quid che li rende riconoscibili ed interessanti.
Gli Iron Void appartengono sicuramente a questa categoria. Il trio britannico, attivo dal 2008 (anche se in realtà il gruppo si forma nel 1998, inizialmente come four piece, per poi sciogliersi nel 2000) e con due album alle spalle, pubblica il suo terzo full length intitolato “Excalibur” tramite Shadow Kingdom Records.
La proposta musicale del frontman/mastermind Jonathan “Sealey” Seale e sodali si muove tra uno stile a metà strada tra il doom che attinge alla tradizione (Sabbath, Saint Vitus, Pentagram, Trouble, Candlemass) e un heavy metal ottantiano che sconfina a tratti nella NWOBHM, il tutto condito da un riff-rama efficace e da linee melodiche coinvolgenti (merito anche di un basso che costruisce armonie oltre a scandire ritmiche) per niente scontate. Gli Iron Void dimostrano una certa maestria nell’alternare e mescolare sapientemente le componenti del loro sound, dando vita a soluzioni interessanti, creando un gioco di sovrapposizioni e incastri che sorprende e non stanca. Il disco è intriso di un’aura epica, ora malinconica, ora oscura, che ben si adatta alla tematica trattata: la leggenda di Excalibur, re Artù e la Tavola Rotonda.

Dopo un’intro in cui si evoca la “formula magica del fare” di Merlino, un arpeggio di basso innesca l’opener “Dragon’s Breath”, brano dall’incedere doom (Black Sabbath) e dai chorus tanto semplici quanto accattivanti. “The Coming of a King” è un mid-tempo robusto in cui il metal classico si combina al doom, mentre in “Lancelot of the Lake”, un up-tempo dinamico, emergono atmosfere NWOBHM. “Forbidden Love” cita i Candlemass e i Sant Vitus; inaspettatamente, in un break centrale, trova spazio anche una breve cavalcata in stile primi Maiden. “Enemy Within” si orienta sulle coordinate dei Sabbath (il riff sembra quasi riprendere Iron Man) senza comunque perdere la variabilità che caratterizza i brani del trio di Wakefield. In “The Grail Quest” il doom si fonde all’epic metal (primi Manilla Road in particolar modo): riff ipnotico, atmosfere rarefatte, melodie evocative, cambi di tempo dal sapore progressive. “A Dream to Some, A Nightmare to Others” si contraddistingue per una ritmica varia e avvincente. Con “The Death of Arthur” il pathos del concept raggiunge il suo apice. L’intro è affidato a un arpeggio di chitarra dal sapore folk e medievaleggiante, che lascia spazio a una struttura più articolata e dall’approccio prog, in cui parti metalliche dal sapore epico si susseguono ad altre più scarne e acustiche, pur senza perdere di vista il feeling melodico che attraversa da cima a fondo il platter in questione. “Excalibur” si chiude con “Avalon”, ballad triste e malinconica, degno epilogo della vicenda drammatica di Artù.

Gli Iron Void hanno rivoluzionato l’heavy metal? No, ma, con questo nuovo album, il trio dimostra di avere classe da vendere e una innata capacità di costruire brani dotati di ampio respiro e personalità, valore non da poco in una scena che spesso cade nel tranello della citazione pedissequa. Una gradita sorpresa e, sicuramente, un highlight di questo 2018 che si avvia al termine.

Voto recensore
8
Etichetta: Shadow Kingdom Records

Anno: 2018

Tracklist: 1. Dragon's Breath 2. The Coming of a King 3. Lancelot of the Lake 4. Forbidden Love 5. Enemy Within 6. The Grail Quest 7. A Dream to Some, a Nightmare to Others 8. The Death of Arthur 9. Avalon
Sito Web: https://www.facebook.com/ironvoid/

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