Stratovarius – Recensione: Eternal

Gli Stratovarius cadono sempre in piedi. Il calo di audience del power metal, l’allontanamento del leader Timo Tolkki, lo stravolgimento della line-up, la ricerca di svecchiamento del genere, non hanno scalfito minimamente lo smalto di una band, che si è mantenuta nel corso del tempo in vetta agli audience di gradimento. “Eternal” è il quindicesimo disco del gruppo finlandese ed è la conferma che Timo Kotipelto e soci non hanno alcuna intenzione di abdicare, anzi con questo lavoro si sono posti l’obiettivo di riprendersi quella fetta di pubblico, che si era allontanata con “Elysium” e “Polaris”, considerandoli fin troppo distanti dalle sonorità che avevano reso inconfondibili i nostri fin dagli anni ’90. Per questo motivo, per “Eternal”, gli Strato sono andati a ripescare quei dettami compositivi, quelle scale neoclassiche, quei refrain power oriented e quelle accelerazioni in doppiacassa che hanno fatto la storia.

I synth dell’opener “My Eternal Dream” rimandano direattamente a “Freedom”, hit di “Inifnite”, con i suoi saliscendi di clavicembalo inconfondibili ed una cavalcata nel ritornello, che renderà il pezzo un must dal vivo. “Shine In The Dark”, il primo singolo di “Eternal”, è figlio illegittimo di “Nemesis”, essendo un brano più maturo e ragionato, con il suo riff di arpeggiatori ed il refrain rallentato e corale. Con la seguente “Rise Above It” si torna a respirare aria di power anni novanta. Calvicembali a tutta birra, stacchi sinfonici, struttura che richiama a “Paradise”, ergo i fan della vecchia guardia andranno in brodo di giuggiole. “Last Without A Trace”, invece, è più solenne ed introspettiva e ci permette di capire la strategia che i finnici hanno intenzione di mettere sul tavolo da gioco in questa mano, alternando brani power oriented, veloci e Stratoclassici, ad altri maggiormente architettati e con l’approccio del nuovo corso. Una tattica che funziona, anche se ci sono un paio di passaggi a vuoto, come la ripetitiva “Man In The Mirror” (il ritornello è cantanto fino alla nausea) e la ballad “Fire In Your Eyes”, piuttosto freddina a dire il vero. Stupisce, invece, la conclusiva “Lost Saga”, che nei suoi oltre dieci minuti si scrolla di dosso la noia delle suite del passato in stile “Elements”, mostrandoci una band in grado di comporre un brano ricco di cambi di tempo ed atmosfere, condito da melodie insolite, ma vincenti.

Eternal” è un disco che cerca di accontentare tutti, fans del passato e del presente ed, in parte, ci riesce. L’effetto deja vu è forte, soprattutto nei passaggi power oriented, ma per qualcuno questi saranno i momenti migliori dell’album. Chi ha apprezzato l’evoluzione del sound degli Stratovarius sarà comunque soddisfatto. E questa capacità di comporre buone canzoni, anche con un pizzico di ruffianeria nel songwriting, è la forza che permette ad una band di restare sulla cresta dell’onda per tanto tempo.

Voto recensore
7
Etichetta: EarMusic / Edel

Anno: 2015

Tracklist:

01. My Eternal Dream
02. Shine In The Dark
03. Rise Above It
04. Lost Without A Trace
05. Feeding The Fire
06. In My Line Of Work
07. Man In The Mirror
08. Few Are Those
09. Fire In Your Eyes
10. Lost Saga


Sito Web: www.stratovarius.com

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